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Inquinamento, nuova inchiesta dei carabinieri sulla distilleria di Perugia: tre indagati

Alessandro Antonini
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Inquinamento ambientale. Omissioni e violazioni, riscontrate nel tempo che, secondo la Procura della Repubblica, hanno provocato una “compromissione e un deterioramento significativo dell'aria e del fiume Tevere”. Eccolo il nodo del nuovo avviso di conclusione delle indagini che i carabinieri del Noe guidati dal comandante Francesco Motta, hanno notificato nei giorni scorsi ai titolari delle Distillerie Di Lorenzo di Ponte Valleceppi, da anni al centro di indagini di carattere ambientale e in perenne guerra con i comitati dei residenti della zona. Secondo le indagini appena chiuse, Gianluca e Irma Di Sarno e Gennaro Balice, in concorso tra loro hanno causato un danno ambientale perché hanno “immesso nell'ambiente polveri e concentrazioni di CO (monossido di carbonio) con parametri costantemente superiori ai limiti imposti dalla legge”. Non solo, per quanto riguarda invece il fiume Tevere, “sottoposto a vincolo paesaggistico, hanno provocato un deterioramento delle acque attraverso lo scarico di acque reflue industriali, effettuato mediante il sistema elusivo dei presidi di tutela ambientale imposti dall'Autorità competente al fine di prevenire il verificarsi di fatti simili, già reiteratamente registrati nel corso degli anni. In particolare, le acque campionate nel sedimento lungo il fiume in prossimità dell'isoletta sita a ridosso dello scarico della distilleria evidenziavano il superamento dei limiti imposti per i parametri di azoto ammoniacale, di richiesta biochimica di ossigeno, di saggio di tossicità acuta, nonché del superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione, e per il parametro Rame con un valore di 298 mg/kg a fronte di un valore limite di 120 mg/kg e la presenza di acrilammide, tipica sostanza presente nei prodotti di flocculazione per depuratori utilizzabile anche nei processi di separazione di solido da liquido, compreso il processo di disidratazione dei fanghi di depurazione”. In particolare, secondo l'articolato capo d'imputazione, i reati sarebbero stati commessi dal 2015 al 14 aprile 2019. I tre sono accusati anche di getto pericoloso di cose per aver immesso nell'aria della zona di Ponte Valleceppi una quantità troppo alta di emissioni di gas “causando odori molesti e quindi una situazione di disturbo oggettivamente percepita dalla popolazione residente”. I Di Sarno sono anche accusati di aver “abbandonato in modo incontrollato, fuori dai cassoni per lo stoccaggio degli stessi già colmi di altri rifiuti speciali della stessa specie, rifiuti speciali non pericolosi costituiti da ceneri pesanti”.