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Minacciò il vicino e picchiò i poliziotti, ecuadoriano rimpatriato

Roberto Minelli
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Dieci giorni fa la polizia di Perugia lo aveva arrestato per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale e denunciato per minacce e ingiurie al vicino di casa. Era ubriaco e da qualche minuto tentava, senza riuscirci, di aprire il portone di ingresso dello stabile dove viveva, nella zona di Fontivegge; il suo vicino, gli si era avvicinato e gli aveva detto di fare attenzione, altrimenti avrebbe finito col danneggiarne la serratura. Lui, ecuadoriano di 33 anni, ha reagito insultandolo pesantemente; poi, non pago, brandendo minacciosamente una bottiglia di vetro, dopo averlo riconosciuto lo ha anche minacciato, dicendogli di stare in guardia, visto che conosceva bene sia lui che la sua famiglia. All'arrivo della volante, l'ecuadoriano ha peggiorato le cose: dapprima ha insultato tutti gli agenti accorsi sul posto, poi li ha aggrediti a calci e pugni. Venerdì pomeriggio ha lasciato definitivamente Perugia, dopo 10 anni di clandestinità, per essere rimpatriato. Gli agenti dell'Ufficio immigrazione, vista la pericolosità dello straniero, sono arrivati al suo rimpatrio dopo una lunga serie di accertamenti. Già nel 2010 avevano dimostrato che la sua istanza di “sanatoria” si fondava su un rapporto di lavoro inesistente, quello di badante in una abitazione nella quale non aveva mai messo piede. Di carattere rissoso, frequentatore assiduo di via del Macello, sinora non aveva mai voluto lasciare l'Italia volontariamente, non ottemperando ai provvedimenti di espulsione. Venerdì pomeriggio, quando è venuto a “firmare” in Questura per l'obbligo impostogli dopo l'ultimo arresto, l'amara sorpresa; tre poliziotti ed una vettura pronta a partire per Fiumicino, un biglietto aereo a suo nome, il suo passaporto e un provvedimento di espulsione con accompagnamento immediato alla frontiera. Visto che non aveva alternative, contro la sua volontà, ha accettato di tornare in patria. I poliziotti hanno soddisfatto il suo desiderio, quello di salutare prima della sua partenza i numerosi amici e parenti che gli hanno anche consegnato, su un grosso borsone, i suoi oggetti più cari da portare in viaggio. In serata l'imbarco per Quito.