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Coronavirus Umbria, commessa racconta: così in trincea ogni giorno al supermercato. Ma la gente deve aiutarci

Catia Turrioni
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“State a casa, voi che potete”. L'appello arriva da Monica Riccetti, 33 anni ancora da compiere, da 11 commessa all'Eurospin di via Manin a Foligno. Lei che ogni giorno distribuisce un sorriso, un consiglio o una parola gentile ai tantissimi clienti del supermercato, in piena emergenza Coronavirus è costretta a elargire anche qualche rimprovero. “Purtroppo, è ancora il delirio più totale, alle sette del mattino arriviamo e già c'è gente che aspetta per fare la spesa”, racconta. “Ma la cosa più sconvolgente è che ci sono persone che vengono anche tre volte al giorno e, paradossalmente, sono proprio gli anziani - quelli più a rischio - i primi a mettersi in fila ogni mattina anche soltanto per comprare il pane fresco. Sono da evitare gli accaparramenti ma la spesa deve essere razionale, meglio fare un po' di scorta e uscire di casa il meno possibile. E' questo che continuiamo a ripetere ma non tutti lo capiscono. Noi rischiamo per garantire un servizio, e lo facciamo con la consapevolezza di quanto sia importante in questo momento il nostro lavoro, ma la gente deve aiutarci”. Li chiamano i nuovi eroi. Non salveranno vite umane come medici e infermieri degli ospedali ma in questa emergenza sanitaria la società è sorretta anche da loro, i commessi, quelli che non possono permettersi di lavorare da casa lontano dai possibili contagi e che invece stanno ogni giorno in trincea. “Se ho paura? Io cerco di non pensarci, se mi lasciassi prendere dalla psicosi sarebbe finita - spiega Monica - L'azienda ha preso da subito tutte le precauzioni: ognuno di noi indossa guanti e mascherine, sono state definite e segnalate tutte le distanze di sicurezza da mantenere, i carrelli sono puliti e disinfettati così come tutti gli oggetti all'interno del supermercato. Non ho paura ma non nascondo che la situazione è pesante. Quando arriviamo al mattino scambiamo quattro chiacchiere tra colleghi e se anche dobbiamo mantenere le distanze sembra quasi che tutto sia come prima. Poi si apre la porta del supermercato e tutto cambia”. C'è una sorta di assalto ai beni primari: farina, zucchero, lievito ma anche legumi in scatola, carne, frutta e verdura. Inutili le rassicurazioni continue sulle scorte che non verranno meno. “Le persone non sono più quello che erano - racconta Monica Riccetti- Entrano, fanno spesa ed escono, non si scambiano un saluto. E' l'altro aspetto triste della vicenda. Quello che mi auguro, invece, è che alla fine di tutto si riesca a ritrovare il piacere di un abbraccio, di una stretta di mano. Mi piace pensare che questa quarantena forzata sia utile a riscoprire il vero valore della famiglia e dello stare insieme, aspetti che io personalmente ho sempre messo al centro della mia vita”.