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Coronavirus in Umbria, l'allarme dai Centri antiviolenza: le donne non riescono più a chiedere aiuto

Catia Turrioni
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Nei Centri antiviolenza ormai i telefoni non squillano quasi più. “Il rischio è che le vittime di maltrattamenti non riescano a chiedere aiuto, che non abbiano la possibilità di chiamare”, spiega Elena Bistocchi, presidente dell'associazione Liberamente donna che gestisce i Centri di Perugia e Terni. “L'altro giorno una signora che aveva fissato un colloquio è riuscita a contattarci, portandosi il telefono al bagno. In lacrime ci ha pregato di non richiamarla perchè aveva il compagno violento in casa e non avrebbe saputo come giustificare la telefonata”. Secondo la presidente Bistocchi, il rischio è che di situazioni come questa ce ne siano tante e che la convivenza forzata 24 ore su 24 renda ancora più esplosiva una situazione già a rischio. I numeri sembrano darle ragione. Dall'11 marzo, giorno dell'entrata in vigore delle restrizioni anti-virus, a oggi al Centro antiviolenza di Perugia sono arrivate sette chiamate di emergenza e sono stati fatti nove colloqui di emergenza. Prima dell'incubo Coronavirus, le chiamate potevano arrivare anche a una decina al giorno. A Terni, nello stesso arco di tempo, sedici chiamate per colloqui telefonici e via skype.  http://edicola.corrieredellumbria.it