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Coronavirus, Anci Umbria chiede a Poste Italiane di riaprire uffici: "Gravi disagi soprattutto per anziani"

alessandra Borghi
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Sono numerosi gli uffici postali chiusi in tutta l'Umbria per l'emergenza Coronavirus. Ma ora, in una lettera indirizzata a Poste Italiane e, per conoscenza, alla presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei, ai prefetti di Perugia e Terni, rispettivamente Claudio Sgaraglia e Emilio Dario Sensi, il presidente di Anci Umbria, Francesco De Rebotti, e il coordinatore Piccoli Comuni umbri, Federico Gori, chiedono la riapertura. A loro avviso, "la rimodulazione o chiusura del servizio, soprattutto in aree interne e periferiche del nostro territorio regionale, sta creando forti disagi ai cittadini e alle nostre comunità". Anci Umbria, dopo aver raccolto le segnalazioni di diversi sindaci, ricorda che "il servizio rientra fra quelli essenziali". "Gli Uffici Postali sono un presidio che erogano servizi di primaria necessità. Non solo. In un momento di grandissimo disagio come quello attuale, con l'emergenza sanitaria in corso, la chiusura provoca un ulteriore grave danno all'intera comunità. Occorre anche pensare a quei centri in cui vivono soprattutto anziani che utilizzano gli uffici postali per il pagamento delle utenze o per il prelievo di contanti. E' bene ricordare anche che il taglio delle corse dei bus ha isolato alcuni territori, rendendo impossibile per alcune persone persino riscuotere la pensione. Inoltre, in alcuni piccoli centri, non ci sono sportelli bancari e dunque, gli uffici postali sono l'unico strumento per talune operazioni". La chiusura di alcuni uffici determina "necessariamente un afflusso di persone concentrato in altre sedi, a loro volta interessate da provvedimenti di forte riduzione degli orari di apertura, aggiungendo in tal modo disagio al disagio". Leggi anche: Coronavirus, da oggi in Umbria tagli ai trasporti