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Costretta a sposare uno sconosciuto, famiglia a giudizio

Maurizio Muccini
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Picchiata a più riprese e rinchiusa tra le mura di casa. Senza la possibilità di avere più contatti con l'esterno. Per non aver accettato di unirsi in matrimonio con uno sconosciuto marocchino, andando di fatto contro la ferma volontà della famiglia. Che da quelle nozze “imposte” avrebbe con molta probabilità ricavato una ingente somma di denaro dall'uomo che si era fatto avanti per avere la loro figlia come sposa. Una persona a tutti gli effetti posta “sotto sequestro”. Non da aguzzini qualsiasi, ma dai suoi cari: padre, madre, due sorelle e fratello. L'incredibile e assurda storia nasce a Città di Castello, dove da diversi anni risiede la famiglia di origine marocchina. Lei, ventenne, mediante violenza e sotto la minaccia di venir privata dei documenti, viene costretta nell'agosto del 2008 a sottoscrivere una promessa di matrimonio contro la sua volontà proprio con il giovane a cui il padre l'aveva destinata. Ma una volta tornata in Italia, proprio al momento di partire di nuovo per il Marocco per sancire ufficialmente l'unione, la poveretta riesce a liberarsi dalla “morsa” e a trovare la forza di denunciare ai carabinieri la brutta vicenda. Non prima però di subire altre violenze, come quella targata settembre 2008. Quando la donna, che in quel periodo si era rifugiata nell'abitazione di una sua amica, trova lavoro presso un bar di Città di Castello. Sembra l'inizio di una nuova vita, ma purtroppo non sarà così. Ci mettono poco tempo le sue sorelle a rintracciarla, costringendola con la forza a salire nell'auto (procurandole vistose ferite) per fare ritorno a casa. Un tentato rapimento che fortunatamente non va a buon fine grazie al provvidenziale intervento di alcuni avventori del bar. Da qui le indagini che alla fine incastrano i cinque, che si sono presentati davanti al giudice per le indagini preliminari Andrea Claudiani. Con un'accusa pesantissima: sequestro di persona in concorso ed estorsione. Reato gravissimo, che parte da una pena di venticinque anni. Ma la difesa di padre, madre, fratello e delle due sorelle, rappresentata dall'avvocato Massimo Zaganelli, è riuscita a far valere le sue ragioni. Considerato che si è arrivati alla riqualificazione del reato al solo sequestro di persona. I cinque sono stati di conseguenza rinviati a giudizio. Il primo round del processo è fissato al febbraio prossimo.