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Tenta di abortire con un farmaco, a processo

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Ma. Mu.
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Avrebbe tentato di abortire con un farmaco, di cui in un primo momento non ha saputo fornire indicazioni sulla provenienza. Precisamente sette compresse di Cytotec, una quantità ritenuta capace di causare forti contrazioni uterine con conseguenti effetti abortivi. Violando, di fatto, la famigerata legge 194. Per questo una giovane donna di origini africane ma da diversi anni residente a Perugia (all'epoca dei fatti incinta di quattordici settimane) è finita a processo. E proprio martedì mattina si è aperto in aula in dibattimento. Con la difesa, rappresentata dagli avvocati Giuseppe De Lio e Cinzia Frappini, che ha immediatamente chiesto una perizia per verificare come è stato assunto il farmaco incriminato e soprattutto quali conseguenze avrebbe avuto sul presunto feto. Come si ricorderà la donna era stata ricoverata al Santa Maria della Misericordia, nel reparto di Ostetricia e ginecologia dopo l'assunzione del farmaco. Farmaco non da banco ma venduto solo dietro prescrizione medica. “La medicina in questione - affermò in fase d'indagine un noto medico perugino - viene usata per sintomatologie gravi di ulcere gastriche ma anche per provocare aborti clandestini. Purtroppo frequenti”. La donna successivamente era stata dimessa dopo una forte terapia anti abortiva. L'interessata fu poi interpellata in questura sulla provenienza del farmaco. Che le sarebbe stato fornito da una sua amica conosciuta in una struttura di accoglienza della zona. Che, tra l'altro, lo avrebbe acquistato direttamente su internet. Dopo una veloce discussione fra le parti in causa, il processo è stato rinviato al mese di febbraio prossimo. Quando, per l'occasione, verranno ascoltati alcuni medici che avevano preso in cura la giovane africana. “Lei è assolutamente serena e tranquilla, convinta di non aver fatto nulla di illegale”, ha rimarcato il suo legale Giuseppe De Lio. Non resta che attendere.