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Sub morti, il procuratore: "Quantità letale di monossido"

Roberto Minelli
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Già l'autopsia del 13 agosto scorso aveva lasciata aperta l'ipotesi che i sub potessero essere morti avvelenati. Giovedì è arrivata la conferma dai risultati degli accertamenti sulle bombole utilizzate dai tre umbri morti il 10 agosto durante un'immersione a 40 metri agli isolotti delle Formiche, nel mare davanti a Grosseto, e dalle analisi sul sangue: entrambi gli esami hanno riscontrato tracce di monossido di carbonio. GUARDA LE FOTO In quantità che sarebbero state letali, secondo il procuratore capo della Repubblica di Grosseto Francesco Verusio. “La presenza di monossido riscontrata nelle bombole e nel sangue è abbondantemente sopra il limite consentito. Questo è stato per noi un accertamento importante che però non chiude il nostro lavoro. Abbiamo accertato la presenza di monossido in quelle bombole, ora dobbiamo in tempi brevi fare gli stessi accertamenti sulle altre bombole e soprattutto capire cosa non ha funzionato quel maledetto giorno. Cioè come quel gas sia potuto finire dentro, perché quel compressione non abbia funzionato o abbia funzionato male”. E' stata la procura di Grosseto - che indaga sul decesso di Fabio Giaimo, medico anestesista di Perugia, Enrico Cioli, tappezziere, e Gianluca Trevani, entrambi di Bastia Umbra, a disporre gli accertamenti sulle bombole, eseguiti da una ditta di Osio, nel Bergamasco. Al momento iscritta nel registro degli indagati (per omicidio colposo plurimo) una sola persona, il responsabile del diving Abc di Talamone, Andrea Montrone, che avrebbe fornito l'attrezzatura. Un atto dovuto, era stato spiegato a suo tempo, per consentirgli di partecipare a autopsia ed analisi sulle bombole con un proprio consulente. Non è escluso che altri possano venire coinvolti nell'inchiesta che avrà bisogno necessariamente di ulteriori accertamenti. “Come ho detto il nostro lavoro non è terminato. Dopo il sequestro delle attrezzature, ora c'è da capire chi, come e quando, ha caricato quelle bombole e quindi individuare il responsabile. Oggi non si possono escludere altri indagati”. C'è da capire come sia stato possibile che l'aria respirata sott'acqua dalle vittime fosse avvelenata: gli inquirenti dovranno appurare se il monossido è entrato nelle bombole in fase di aspirazione grazie ad un motore acceso esterno (magari quello della barca) oppure se si sia generato per un malfunzionamento delle bombole stesse, se l'eventuale errore sia stato umano o dovuto alle attrezzature, se si sia verificato a terra, nel diving, o se le bombole possano essere state ricaricate a bordo dell'imbarcazione con cui i sub si erano recati alle Formiche. Infine Verusio plaude il lavoro di squadra che ha portato a tali risultati. “Un lavoro serio e inconfutabile portato avanti anche dai periti. Lavoro serio e professionale come quello dell'avvocato Riccardo Lottini, difensore dell'indagato”. I risultati nel dettaglio La quantità del micidiale gas nelle bombole era, quindi, il doppio rispetto a quella consentita dalla legge. Precisamente novanta milligrammi rispetto al limite che è di quaranta. E la prossima settimana inizieranno le analisi al laboratorio Siad a Osio Sopra, sempre nel Bergamasco, sulle altre ventisette bombole sequestrate dalla procura toscana. Sotto sequestro c'è anche la barca che ha accompagnato tutti i sub della spedizione e soprattutto il compressore.