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Dimesso dall'ospedale muore dopo tre giorni, medico indagato

Maurizio Muccini
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Una morte che scatena troppi perché. E alimenta sospetti, tira in ballo medici e chiama in causa periti. Il fatto al centro dell'inchiesta è targato aprile 2013. Moglie e marito stanno percorrendo in macchina la strada che conduce a Magione quando, improvvisamente, si scontrano con un'altra auto. Un impatto violento, con la donna che viene trattenuta al pronto soccorso dell'ospedale, mentre l'uomo di settanta anni viene invece dimesso. E torna a casa. Accusa un semplice dolore alla gamba, che sembra comunque di poco conto. Ma tre giorni dopo l'incidente viene colto da un malore (una crisi respiratoria) che spezza la sua vita. La famiglia non riesce a darsi pace. E denuncia la tragica vicenda che conduce dritti all'inchiesta. Così la pubblica accusa dispone subito gli accertamenti tecnici irripetibili per stabilire cause, mezzi e tempi del decesso. Dopo l'autopsia viene chiesta un'ulteriore consulenza per valutare anche le eventuali condotte dei sanitari. Si procede a grandi passi, con i successivi esiti degli accertamenti che di fatto sembrano escludere le “colpe” del medico ospedaliero indagato (difeso dall'avvocato Francesco Crisi). Dato che si riscontra che la vittima soffriva da tempo di una insufficienza cardiocircolatoria (problemi, quindi, precedenti al sinistro). Tanto che pochi minuti prima della morte, il medico di famiglia gli aveva praticato proprio un consistente massaggio cardiaco. Intanto il pubblico ministero fa richiesta di incidente probatorio per scavare ancora di più. Richiesta accolta dal gip, che proprio in questi giorni ha fissato la nomina del consulente che dovrà redigere la nuova perizia. Con l'obiettivo di “valutare la riconducibilità dell'evento mortale all'incidente e per appurare cosa è stato veramente fatto nelle ore successive”.