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Frode informatica da un milione: sottratti dati e carte a migliaia di clienti

alessandra Borghi
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La Polizia di Stato ha eseguito sei misure cautelari a carico di una presunta organizzazione criminale, residente nell'hinterland napoletano ma ritenuta attiva su tutto il territorio nazionale. Si ipotizza l'associazione per delinquere finalizzata alla sostituzione di persona, al furto aggravato e all'indebito utilizzo di carte di pagamento elettronico. Il gip del tribunale di Perugia ha disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti di sei italiani, di cui cinque uomini e una donna. Le indagini sono iniziate nel luglio 2018 dopo le segnalazioni di alcuni istituti di credito. Secondo gli investigatori, tutti iniziava con furti della corrispondenza nei centri di smistamento di Poste Italiane nel Centro-Nord Italia. Qui venivano individuati i dispacci contenenti le carte di credito e/o debito spediti da parte degli istituti di credito. Poi entravano in gioco i "telefonisti" che usavano la tecnica del Vishing. In altre parole, chiamavano gli istituti emittenti delle carte e, presentandosi come marescialli o ispettori delle forze dell'ordine, affermavano di aver appena sequestrato carte di credito trovate in possesso a malviventi. Con la scusa di riconsegnare i titoli, si facevano dare il numero di telefono dei clienti. Poi l'organizzazione si rivolgeva a questi ultimi: c'era chi si spacciava per dipendente di banca e riusciva a ottenere i pin delle carte. Quindi venivano effettuati prelievi agli sportelli Atm. I proventi secondo la polizia ammontano a più di un milione.  Le indagini sono state svolte dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni anche con la collaborazione dei istituti di credito e di Poste Italiane.