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Coronavirus, calano i nuovi rapporti di lavoro sotto lockdown

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Alessandro Antonini
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Netto calo dei nuovi rapporti di lavoro nel primo trimestre 2020, comprese le trasformazioni dei tempi determinati: -15,7% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Peggio del cuore verde solo Toscana (-17,1%) e Veneto (-16,5%). Ma diminuiscono anche le cessazioni dei contratti, nello stesso periodo. Le imprese cioè non hanno assunto, da un lato, ma dall'altro non c'è stata una conseguente emorragia occupazionale, anzi il dato è migliorato: è ipotizzabile l'effetto ammortizzatore delle casse integrazioni. Il report è un'elaborazione degli uffici regionali statistici di “Umbria in cifre” sui dati forniti dal Ministero del lavoro. “Nel primo trimestre 2020 i rapporti di lavorano cominciano a sentire gli effetti dell'emergenza sanitaria”, è l'analisi dell'ufficio diretto da Mirella Castrichini, “in Umbria sono stati attivati 33.079 nuovi contratti di lavoro, che coinvolgono 27.571 lavoratori con un calo, rispetto al I trimestre 2019 del 15,7% di contratti e dell'11,2% di lavoratori, dato peggiore della media italiana pari rispettivamente del -10,3% e -6,5%. Di contro però, il numero dei rapporti di lavoro cessati, pari, nel I trimestre 2020 a 25.818 contratti per 20.948 lavoratori presenta, rispetto al I trimestre dell'anno precedente, una diminuzione dei rapporti di lavoro cessati del 6,1% con un aumento del numero di lavoratori dell'1,8%”. A livello nazionale la diminuzione delle attivazioni ha interessato esclusivamente il mese di marzo, raggiungendo il -36,8%, mentre nei primi due mesi dell'anno c'è stato un aumento pari al 2,0%. Il calo maggiore è nei “servizi”: -13,4%. All'interno soffre si più il comparto alberghiero e della ristorazione, con un calo pari al -27% nel trimestre. Per il Ministero il settore “ha risentito in misura maggiore della crisi dettata dalle conseguenze dell'emergenza sanitaria”. I nuovi contratti sono stati in aumento tendenziale nei primi due mesi dell'anno per poi arrivare a marzo a -72,4%.