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Coronavirus Umbria, lo chef stellato Gianfranco Vissani: siamo pronti a ripartire, il governo deve ascoltarci

Gianfranco Vissani

Catia Turrioni
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Coronavirus in Umbria, l'appello di Gianfranco Vissani. “Il Governo deve ascoltarci. Non ha soldi, ma può dare il via a iniziative concrete di sostegno alle aziende che rappresentano la spina dorsale del Belpaese”. Parla a nome della grande ristorazione italiana di cui è simbolo, lo chef stellato, ma anche del vasto tessuto di realtà di piccole e medie dimensioni di cui l'Umbria è disseminata. Lo fa in veste di presidente onorario di RistorItalia che, mai come ora lega il cuore verde d'Italia. Tra i consiglieri, anche lo chef marchigiano Lucio Pompili. Insieme, per dare seguito a “Risorgiamo Italia”, la manifestazione nazionale di protesta indetta dal Movimento imprese ospitalità e organizzata dai movimenti di imprenditori del mondo Ho.Re.Ca. Obiettivo, alzare la voce “per dimostrare che esistiamo e che siamo pronti a ripartire visto che il Covid-19 in Umbria è stato molto più contenuto che in altre regioni”. Ecco perché tra le chiavi delle aziende simbolicamente consegnate al primo cittadino di Baschi, Damiano Bernardini, c'è anche quella di Casa Vissani, il ristorante sul lago di Corbara. “A Terni – lamenta Vissani – hanno chiuso 200 piccole aziende. L'indotto che gira intorno alla nostra ospitalità è qualcosa di meraviglioso, eppure è tenuto fermo. Il comparto non si sta leccando le ferite, ma sta stilando un programma per chiedere a chi ci governa cose ben precise. Se ai piani alti non si decidono a prendere in mano la situazione, qui si precipita tutti. Occorre mettere liquidità a fondo perduto nelle aziende e un accordo di tutti per fare le riforme che servono. Non hanno ancora capito che facciamo funzionare l'Italia”. Lo chef si dice stanco di fronte a una “situazione imbarazzante”. “Rispettiamo le regole – dice – ed indossiamo le mascherine ma è impossibile mangiarci. Così come dietro a un box in plexiglass, toglie il piacere del mettersi a tavola. Il rischio è che i cuochi preparino cibo che nessuno mangerà. E così non solo i ristoranti, ma anche pasticcerie, forni, servizi di catering per i matrimoni che sono già saltati”. Bocciato anche il servizio di delivery che risolve tutto nella consegna a domicilio e non può essere la soluzione. L'Unione Europea? “Non è l'America e non ci aiuta”.