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Coronavirus Umbria, 60 mila lavoratori in cassa integrazione e 64 mila partite Iva hanno chiesto il bonus

Catia Turrioni
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Coronavirus in Umbria: alla data del 24 aprile, erano oltre 6.800 le istanze per la cassa integrazione in deroga, oltre 60mila i lavoratori che hanno potuto beneficiarne, altre 64 mila le persone tra piccoli imprenditori, negozianti, partite iva, che hanno avuto accesso al bonus da 600 euro. I dati ufficiali mostrano uno scenario inedito di difficoltà diffusa. Ma il quadro è ancora più drammatico di quello che le cifre fanno emergere. Perché a queste 120 mila persone in difficoltà, vanno aggiunte quelle (più di quante prima dell'emergenza Covid si immaginasse) che nelle cifre ufficiali non compaiono pur vivendo una situazione altrettanto drammatica. Sono uomini e donne che lavoravano in grigio o in nero, spesso per costrizione. L'ultima stima Istat attesta il fenomeno al 13% del Pil della regione, tre miliardi di ricchezza prodotta. “Parliamo di lavoro nero quando è totalmente sconosciuto al fisco, grigio quando è sottodichiarato - spiega Mario Bravi, segretario dello Spi Cgil di Perugia - L'Umbria è terra di anziani: gli ultrasessantacinquenni costituiscono il 26% della popolazione totale contro una media nazionale del 23%. Ebbene, molto del lavoro nero o grigio della regione lo ritroviamo proprio nell'assistenza alla persona. Spesso le badanti, per esempio, non vengono regolarizzate dalle famiglie che altrimenti non potrebbero permettersele. Anche se questo, ovviamente, non giustifica”.