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Coronavirus, la previsione epidemiologica: "Umbria e Veneto possono ripartire e controllare il contagio"

Alessandro Antonini
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L'Umbria è in grado di ripartire, con riaperture graduali, senza correre il rischio di nuovo picchi di contagio, se non in una fase mediana. È l'unica regione in grado di farlo nel centro Italia, con una sola fase di possibile recrudescenza prevista a a cavallo dell'estate. La nuova simulazione del Nucleo epidemiologico mette a confronto sei regioni: oltre al cuore verde ci sono Toscana, Lazio, Marche, Lombardia e Veneto. Solo quest'ultima insieme all'Umbria è pronta a riaprire senza ritorni di fiamma del Covid nel lungo periodo, dopo settembre. Questo con un modello di ripresa "adattativo", per step progressivi, che vede una rinnovata circolazione di persone del 25% rispetto al lockdown. Che, se venisse meno del tutto, farebbe ripartire l'infezione ovunque. Ma con dispositivi di sicurezza e aperture scaglionate, Umbria e Veneto sono le uniche ad avere l'allerta (peraltro un'emergenza definita “gestibile”) solo tra agosto e settembre. Per poi tornare a emergenza sotto controllo in autunno. L'eventuale innalzamento del picco estivo porterebbe ad un massimo di 20 ospedalizzati. Il 30 marzo, quando in Umbria è stata raggiunta la quota massima, erano 220. Il calcolo previsionale del Seirl è basato su tassi di ricoveri, decessi e curve di contagio. Il responsabile, l'ingegner Fortunato Bianconi, spiega che "con la riapertura di diverse attività l'Umbria sconterebbe un rischio di picco estivo, peraltro molto basso rispetto a quello riscontrato nella fase acuta dell'epidemia". In questo frangente, spiega ancora Bianconi, sarebbe ideale individuare un solo ospedale covid. Sempre per limitare eventuali nuovi focolai. Ma c' è un'altra variabile da valutare. “Preoccupa che il Lazio, nostro confinante, resta in fase di crescita delle ospedalizzazioni. L'inevitabile interazione nei territori di confine è un pericolo da tenere in considerazione", conclude l'esperto.