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Coronavirus in Umbria, il cluster nautico più forte del Covid. Un esempio di impresa che funziona

Catia Turrioni
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In Umbria il cluster nautico è l'esempio dell'imprenditoria che continua a funzionare anche in tempo di Covid e per di più nell'unica regione dell'Italia peninsulare senza sbocchi sul mare. Le sei imprese umbre coinvolte - Fratelli Canalicchio, Officina meccanica Cicioni di Marsciano, Paolini di Narni, Sifar Placcati di San Giustino, Divani e Rocco Marmi di Terni - stanno dimostrando al mondo come si possa andare avanti nonostante tutto, unendo le forze senza perdere la propria identità e la peculiarità delle proprie competenze. “Non ci interessa fare cluster solo di facciata, abbiamo preferito mantenere un numero ridotto di aziende ma davvero capaci di lavorare in sinergia e con grande coinvolgimento”, spiega il presidente Giampaolo Cicioni. Ognuna, attraverso attività di progettazione, lavorazione e trattamento di legno e metalli, impiantistica elettrica, idraulica, arredamenti e accessori, svolge un ruolo di primo piano nella realizzazione del prodotto finale che sono barche di tutte le dimensioni, dai 35 ai 140 metri.  “Lavoriamo per il 90% con l'estero, Russia, Paesi Arabi, Cina, Nord Europa….il mercato italiano è molto calata invece negli ultimi anni”, spiega Cicioni. “La produzione, tranne un piccolo stop iniziale di qualcuno, è sempre andata avanti normalmente. Abbiamo qualche difficoltà a reperire i materiali perché molte consegne arrivano dal Nord Italia ma i problemi sono al momento circoscritti. Quello che prevede sono degli allungamenti dei tempi di consegna perché nei cantieri non potranno lavorare più elementi come si faceva una volta ma dovremmo procedere per unilateralmente”, spiega Cicioni.