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Coronavirus, giostrai umbri senza reddito: a rischio anche i Baracconi

Alessandro Antonini
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“Siamo stati dimenticati da tutti. Il sussidio una tantum di 600 euro non basta per pagarci neanche le assicurazioni dei mezzi. Nessuno pensa alle misure di sicurezza da adottare per i luna park. Se non ci sarà un piano per noi giostrai, addio giochi. Se si va avanti di questo passo ad ottobre rischiano di saltare anche i Baracconi di Perugia”. Vincenzo La Scala è il segretario nazionale del Snisv (sindacato nazionale italiano spettacoli viaggianti) Cisl, una delle sigle di rappresentanza dei titolari di licenza di giostre. In Umbria ci sono 80 licenze, ma solo il Luna Park di Perugia porta ogni volta 100 ditte a Pian di Massiano. Che vengono in buona parte da fuori regione. Tutto il settore in Italia conta 7.500 licenze. Per 15 mila famiglie, 400 mila persone interessate. A queste si aggiungono 40 aziende che costruiscono giostre, più l'indotto: 12 mila operai in ballo. Un settore completamente bloccato dall'emergenza Covid. E senza prospettive. “Abbiamo ottenuto seicento euro”, continua La Scala, “ad oggi unico contributo ufficiale, a parte l'annuncio di 800 euro per il mese in corso. Noi chiediamo che non ci dimentichi di noi. Abbiamo bisogno di ripartire, non si sa quando. Non ci sono neanche previsioni minime. Vogliamo che lo Stato e le istituzioni si ricordino di noi. Ci siamo, esistiamo, e siamo a fatturato zero”. Gli stand sono fermi. Però le assicurazione dei mezzi, l'energia elettrica degli alloggi mobili e le altre utenze vanno pagate. “Solo con l'Enel della mia abitazione”, spiega il rappresentante dei giostrai, “se ne vanno 300 euro al mese. Le assicurazioni dei camion sono di 800 euro l'anno, a cui si aggiungono i rimorchi: 70 euro l'anno. Per non parlare delle assicurazioni per la responsabilità civile, per la sicurezza e rischio incendi. Variano da due a tre mila euro l'anno”. Costi fissi da sostenere anche in caso di fermo attività. Costi per molti autonomi del settore dello spettacolo viaggiante non sobbarcabili con le entrate a zero. In tutto questo i 600 euro sono una goccia nel mare. Molti dei titolari delle attrazioni che settimanalmente arrivano nei comuni umbri, dai lunapark ai Baracconi, passando per le singole giostre nei centri storici, rischiano di dover abbandonare le attività se nessuno interviene. All'appello indirizzato al governo se ne aggiunge un altro alle istituzioni locali. “A livello regionale ci sarebbero i fondi per sostenere le nostre attività nell'ambito del settore degli spettacoli. Anche gli enti locali stessi possono intervenire, con la sospensione dei pagamenti dell'occupazione di suolo pubblico, una richiesta che facciamo ai sindaci umbri ed italiani, se e quando si potrà ripartire”, conclude La Scala.