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Coronavirus, pronte le proposte su messe e funerali che la Cei presenterà al governo per la fase 2

Mauro Barzagna
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Anche la Cei, Conferenza episcopale italiana, è al lavoro in vista della fase 2 dell'emergenza Coronavirus per adeguare la celebrazione delle messe e degli altri riti religiosi al graduale ritorno alla normalità che si profila all'orizzonte. "In vista della nuova fase, che si aprirà dopo il 3 maggio - spiegano in una nota i vescovi italiani sul portale Chiciseparerà - si è a lavoro a contatto con le istituzioni governative, per definire un percorso meno condizionato all'accesso e alle celebrazioni liturgiche per i fedeli". Nel pacchetto di proposte che la Cei dovrebbe presentare al governo questa settimana sarebbero previste messe con volontari che garantiscono le distanze, oltre a funerali, battesimi e matrimoni con la presenza dei familiari stretti, naturalmente facendo uso dei dispositivi di protezione. Evidenziando che "non è prevista la chiusura delle chiese, fatta salva una diversa decisione da parte dell'Ordinario", la Cei comunica "di poter continuare nella linea degli orientamenti condivisi lo scorso 25 marzo, dove si propone che per un minimo di dignità alla celebrazione, accanto al celebrante sia assicurata la partecipazione di un diacono, di chi serve all'altare, oltre che di un lettore, un cantore, un organista ed, eventualmente, due operatori per la trasmissione streaming". Quanto alla possibilità per il fedele di recarsi in chiesa per un momento di preghiera personale, il chiarimento era arrivato con una risposta pubblicata nel sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri (15 aprile): «L'accesso ai luoghi di culto è consentito, purché si evitino assembramenti e si assicuri tra i frequentatori la distanza non inferiore a un metro. E' possibile raggiungere il luogo di culto più vicino a casa, intendendo tale spostamento per quanto possibile nelle prossimità della propria abitazione. Possono essere altresì raggiunti i luoghi di culto in occasione degli spostamenti comunque consentiti, cioè quelli determinati da comprovate esigenze lavorative o da necessità, e che si trovino lungo il percorso già previsto, in modo che, in caso di controllo da parte delle forze dell'ordine, si possa esibire o rendere la prevista autodichiarazione".