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Coronavirus in Umbria, i ristoratori chiedono la sospensione di tasse e tributi ma anche lo stop delle sagre

Marina Rosati
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E' un pacchetto di misure quello che chiedono i circa 350 imprenditori della ristorazione umbra che poco più di tre settimane fa hanno dato vita a un'associazione spontanea per gestire l'emergenza Covid 19. Il documento, già nelle mani di quasi tutti i parlamentari umbri di maggioranza e opposizione, contiene richieste precise in materia fiscale, contributiva, creditizia e di sostegno al comparto in termini di concorrenza e promozione per gestire la ripresa economica. “Stiamo incontrando le forze politiche al governo della Regione e anche quelle di minoranza”, spiega Gianni Segoloni del Bistrot di Perugia. “Abbiamo redatto questo documento con quelle che sono le richieste di un settore fortemente penalizzato e che avrà forti difficoltà a ripartire perché, una volta finita l'emergenza, ci saranno comunque misure di sicurezza alle quali bisognerà attenersi nei locali pubblici, senza considerare che la ripresa del turismo sarà lenta e graduale”. Tra le richieste avanzate alla Regione c'è “il totale o parziale annullamento delle sagre in tutta l'Umbria, tenendo in considerazione lo svolgimento delle sole manifestazioni a carattere storico e culturale. Vanno comunque limitate a precise zone territoriali”. Sempre all'esecutivo Tesei gli imprenditori Horeca chiedono “una chiara politica di rivalutazione del territorio” volta a promuoverlo in tutti gli ambiti nazionali e internazionali. Per quanto riguarda altre azioni immediate si fa riferimento all'accesso al credito per “l'ottenimento di finanziamenti a fondo perduto o a tasso 0 e a lungo termine (minimo 5 anni)”.  Leggi anche: Coronavirus, Umbria: fallimenti, licenziamenti e famiglie sul lastrico, l'allarme dei ristoratori locali Coronavirus, nasce il servizio on line SiMangia per aiutare i ristoratori e portare la cena a domicilio