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Coronavirus, sospeso l'avvio dei test rapidi nella struttura privata di Perugia

Francesca Marruco
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di Francesca Marruco e Alessandro Antonini Chiriofisiogen Center sospende l'avvio dei test rapidi immunologici per Covid 19. Il dietrofront è arrivato nella serata del 2 aprile dopo la telefonata che la direzione sanitaria regionale ha fatto ai vertici della struttura. “Abbiamo scelto di sospendere in attesa dell'incontro con la Regione, ma poi partiremo” spiega il titolare della struttura, Alberto Brugnoni. Lo stop è stato deciso dopo una giornata caratterizzata da due ispezioni e il confronto con la Regione. L'ente ha rimarcato da un lato la necessità di una condivisione di percorsi nell'attuale situazione di emergenza per la pandemia, in cui ogni nuova azione andrebbe concertata in anticipo, e dall'altro il bisogno di scongiurare eventuali problemi di ordine pubblico e sociale. La giornata nella sede della Chiriofisiogen di Ponte San Giovanni, a Perugia, non era iniziata nel migliore dei modi. I primi a bussare alla porta della clinica privata sono stati i carabinieri del Nas del tenente colonnello, Giuseppe Schienalunga, che hanno effettuato una lunga ispezione. Poi è stata la volta della Asl. “Tutto in ordine”, chiosa Alberto Brugnoni. Ma la pressione non deve essere stata poca. I controlli sono scattati dopo che Chiriofisiogen ha annunciato l'avvio dei test rapidi immunologici a pagamento a 70 euro l'uno. Secondo quanto sostiene il titolare della struttura, i test “hanno una affidabilità del 98%. Lo certifica chi li produce”. Ma la comunità scientifica nazionale e internazionale, l'Istituto superiore di sanità e il ministero della Salute, la pensano in modo diverso: tanto che, al momento, il test rapido non è stato ancora validato. La Regione Umbria – e altre Regioni - in raccordo con lo stesso ISS e il Ministero della Salute ne ha avviato l'utilizzo e lo sta facendo con una sperimentazione i cui esiti verranno condivisi con le autorità sanitarie nazionali. Sperimentazione significa che, per ogni test rapido, il risultato verrà validato con il tampone, questo sì, già certificato dalle autorità sanitarie nazionali per vedere, su un numero di confronti ritenuto congruo, che tipo di corrispondenza c'è. Il tutto con la guida di un Comitato scientifico composto da professori universitari. Per poi passare alla eventuale fase due, con un uso di screening. Chiriofisiogen invece non ha effettuato alcuna sperimentazione, e intendeva somministrare il test a pazienti asintomatici (altrimenti non sarebbero stati accettati). Oltre alla struttura della famiglia Brugnoni, si stanno muovendo anche il centro diagnostico del Trasimeno, la Salvati di Terni e lo Jacaroni. Ieri sulla questione si è pronunciato anche il ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia: “E' urgente avere linee guida chiare sui test veloci”. Sempre ieri è intervenuta anche la Federazione Usb che ha inviato una Pec alla presidente Donatella Tesei e ai Prefetti umbri chiedendo un “intervento immediato della Regione, per la sospensione immediata dell'attività di test diagnostico nei laboratori privati, siano essi accreditati e convenzionati che non”. La Cgil sostiene che “l'utilizzo indiscriminato del test rapido potrebbe comportare il venir meno delle misure di contenimento sociale, stabilite dal ministero ed essenziali per interrompere la trasmissione dell'infezione”. Sulla linea del no anche i consiglieri regionali della Lega: “La Regione sta già facendo molto su test rapidi e ogni iniziativa è inserita in un quadro di interventi. Non è auspicabile agire fuori da questo schema".