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Coronavirus, la videochiamata di addio di una mamma ai quattro figli: il racconto di un'infermiera

Nicola Uras
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Un “diario dalla prima linea, quella umana, del cuore”, scrive un'infermiera del San Luigi di Orbassano, in Piemonte, che ogni giorno assiste pazienti di Coronavirus. E, in qualche caso, li aiuta anche nell'ultima chiamata, quella prima di esalare il respiro finale, ai familiari. Come è successo recentemente quando ha dato una mano a una mamma nell'ultima videochiamata ai suoi quattro figli. Una lettera struggente, un autentico dramma. Che vive in prima persona mentre molte persone, a casa si lamentano delle restrizioni (storia dell'infermiere-calciatore, clicca qui). La missiva l'infermiera l'ha inoltrata al sindaco di Volvera, nel cui territorio c'è la struttura ospedaliera in questione, e Ivan Marusich l'ha pubblica sulla bacheca del proprio profilo Facebook. “Siamo un paese che sa solo lamentarsi per qualsiasi cosa, mai contenti di nulla. Sembra che la quarantena sia un castigo anziché una protezione per ognuno di noi”, scrive l'infermiera. Una lunga lettera, sino al momento dell'ultima chiamata: "Ho organizzato la telefonata tra la donna di 55 anni e i suoi ragazzi. Dopo averli sentiti lei mi ha detto: posso morire in pace".