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Coronavirus in Umbria, la vita in quarantena con un familiare positivo. L'esperienza di un perugino di 53 anni

Sabrina Busiri Vici
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Dal bucato allo smaltimento dei rifiuti. Fino all'uso costante di mascherine, guanti e occhiali. Sotto uno stesso tetto la coesistenza con un positivo al Coronavirus è difficile. E' l'esperienza di un perugino di 53 anni che ha voglia di raccontarla al Corriere dell'Umbria, mantenendo l'anonimato. Tre persone in un appartamento: lui e i suoi due genitori. Tra loro, uno, il più giovane, è risultato positivo al tampone Covid19. La certezza è arrivata qualche giorno fa. Da allora la situazione si è fatta critica anche per la gestione della semplice quotidianità. Da una parte, infatti, ci sono le procedure attivate dalla task force da protocollo: vanno dal completare le schede di presa in carico del paziente, fino alla disposizione di eventuali tamponi per i familiari. Dall'altra c'è l'ordinaria amministrazione da svolgere secondo le misure che ha stabilito l'Istituto superiore di sanità. Gli aiuti ci sono, ma non bastano e la mancanza di chiarezza governa la scansione della giornata. E spesso i tempi sono troppo lunghi. Il medico di base può venire in soccorso fino a un certo punto. “Ho solo rapporti via e-mail. Sostanzialmente ci dice di far riferimento alla task force”, racconta. Dalla Asl e dal Comune sono arrivate le necessarie e stringenti informazioni che sono complesse da mettere in pratica. “Una cosa è l'enunciazione del decalogo – si sfoga il 53enne perugino - con l'elencazione delle regole, un'altra l'applicazione concreta. Noi viviamo in un appartamento, al piano alto di un condominio e soprattutto smaltire i rifiuti è un problema – prosegue –. Per la raccolta, ad esempio, eseguiamo tutto con grande scrupolo, anche se tra mille difficoltà, usando guanti e mascherine, ma come facciamo a portare via la spazzatura dall'appartamento? Non ci è consentito uscire e non pensiamo sia il caso di chiamare un'altra persona ad aiutarci. Eppure nel sito di Gesenu alla fine dell'elenco delle misure si legge ‘fai smaltire i rifiuti ogni giorno come faresti con un sacchetto di indifferenziata'; ecco, a questo punto mi chiedo: come nelle nostre specifiche condizioni? Così mettiamo tutto in terrazza, ma continuare in questo modo non è possibile, è anti igienico”. Altro capitolo difficile è quello che riguarda il lavare gli indumenti. “Secondo la Asl andrebbero usate due lavatrici, separando dunque i panni di colui che è positivo al Coronavirus da chi non lo è. Noi però di lavatrici, come credo la gran parte delle famiglie, ne abbiamo una sola. Cosa fare? Ognuno di noi si lava a mano ciò che ha indossato utilizzando la candeggina”. Infine l'utilizzo delle protezioni: c'è un continuo bisogno di guanti, mascherine, disinfettanti, occhiali. “Sembrano non bastare mai”. E per la spesa? “In questo caso – è la risposta – il problema non c'è, perché sono predisposti servizi che ci consentono di essere riforniti regolarmente. Tutto il resto è un problema perché tutto di fatto è innaturale per ciò che riguarda la convivenza e le problematiche, piccole o grandi che siano, si presentano ogni giorno che passa e sono tantissime. E se si tenta di risolverle chiedendo spiegazioni a chi ti può dare certezze, va detto che non è neppure facile chiamare i call center di riferimento e per di più non sempre chi risponde è in grado di dare risposte adeguate o chiare. Per cui a volte non si sa davvero cosa fare. E ci si sente soli”. [email protected]