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Coronavirus, i farmaci per combattere la battaglia: Avigan, Tucilizumab e le altre sperimentazioni

Federico Sciurpa
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Coronavirus, siamo disarmati. Non c'è un vaccino che si sta sperimentando e che quindi si attende; manca una cura specifica.  Gli studiosi del mondo approfondiscono comunque, l'efficacia su quei farmaci già usati in emergenze sanitarie passate, come Ebola e Hiv. L'Italia sperimenta l'antivirale Avigan (o favipiravir), messo a punto in Giappone nel 1999 e approvato nel 2014 come arma contro le pandemie di influenza. Ad attirare l'attenzione sul farmaco è stata la ricerca condotta in Cina su 80 pazienti con Covid-19, in 35 dei quali il decorso della malattia è stato ridotto. I giapponesi sono tuttavia scettici sulla sua efficacia. Se le risposte sull'Avigan "non arriveranno prima di 3-4 settimane", come afferma il presidente dell'Aifa Nicola Magrini, si confermano, invece, "studi clinici su due farmaci da utilizzare contro il coronavirus già da una settimana. Uno è un antivirale, l'altro è il Tocilizumab". E si continua a puntare proprio su quest'ultimo. Attualmente, in Puglia, viene somministrato sui contagiati più gravi ed è in sperimentazione su 11 pazienti. "Iniziamo a vedere i primi risultati positivi da valutare con la necessaria prudenza", commenta dal canto suo il direttore generale dell'Aou di Careggi (Firenze) Rocco Damone. In Francia l'Istituto Mediterraneo per le infezioni dell'Università di Marsiglia (Ihu) ha deciso di saltare la sperimentazione e di somministrare la combinazione di un antimalarico (l'idroclorochina, analogo della clorochina), e un antibiotico, azitromicina, dopo i risultati positivi su soli 20 pazienti. Così il ministro francese della Salute, Olivier Vèran ha annunciato che adotterà un decreto per "inquadrare" l'uso dell'idroclorochina mischiato con l'azitromicina, consentito solo in ospedale. Olanda, Grecia, Australia e Germania sperimentano un vaccino contro la tubercolosi, che si chiama Bacillus Calmette-Guèrin (Bcg). In molti Paesi viene somministrato ai bambini entro il primo anno di vita e ha dimostrato di prevenire in media il 60% dei casi.  Lopinavir,  ritonavir, remdesivir Lanciato dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), il Programma Solidarity si basa sulla sperimentazione globale di due anti-Hiv (lopinavir e ritonavir), un antimalarico (idrossiclorochina) e un anti-Ebola (remdesivir). Saranno coinvolti migliaia di pazienti in dozzine di Paesi. Intanto, il protocollo remdesivir è stato momentaneamente interrotto dalla casa produttrice. Il supercomputer Marconi del Cineca, il Consorzio interuniversitario di Bologna, è al lavoro a pieno regime da febbraio e ha già analizzato la prima selezione di molecole che potrebbero agire sul Covid-19, in tutto 40. "In passato il lavoro su una di queste molecole avrebbe richiesto quattro mesi, con l'utilizzo del supercalcolatore lo stesso lavoro viene fatto in una settimana", ha spiegato il direttore generale di Cineca David Vannozzi. "Il lavoro successivo - precisa - va in mano ai gruppi di ricerca che devono cominciare a fare i test seguendo quella che è la procedura ordinaria". Annunciato dal governatore dello Stato di New York Andrew Cuomo l'inizio di test per il trattamento del coronavirus con trasfusioni di sangue ricco di anticorpi sviluppati da pazienti già guariti. Il trattamento, noto come plasma convalescente, potrebbe fornire una sorta di "immunita' passiva" in attesa che il sistema immunitario del paziente possa generare i propri anticorpi. La Food and Drug Administration ha approvato l'uso sperimentale del farmaco da parte dello Stato sulla base del principio della cura compassionevole. L'osservazione clinica ha mostrato che la medicina tradizionale cinese - riferisce un servizio di tgcom24.mediaset.it è efficace nel trattamento di oltre il 90% di tutti i casi confermati di Covid-19, dati diffusi da Yu Yanhong, responsabile del Partito dell'Amministrazione Nazionale della Medicina Tradizionale Cinese.