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Coronavirus, da nessun "allarmismo e panico" al "restate a casa": le posizioni del governo in meno di un mese

Federico Sciurpa
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A guardarci indietro non sembra proprio ieri. Eppure era solo il 21 febbraio quando il Coronavirus cominciò a travolgere anche la politica italiana, soprattutto il governo, con l'esplosione dei primi casi in Lombardia e in Veneto. Sedici in tutto nel territorio nazionale, in un solo giorno. La posizione del governo, in tema di misure di prevenzione, fu soft e scatenò la polemica. A difendere l'esecutivo in prima persona il premier Giuseppe Conte con l'invito a tutti a mantenere la calma. "Eravamo preparati a questa evenienza, verranno prese misure sempre più severe nel segno della massima precauzione. La linea di massima precauzione adottata dall'Italia sulla vicenda Coronavirus ci consente di scacciare via qualsiasi allarmismo sociale e qualsiasi panico", disse il premier giudicando la "possibilità di diffusione del virus in Italia pressoché remota". Per approfondire leggi anche: Conte: "Settimane decisive, le polemiche sono una follia" Matteo Salvini, leader del Carroccio, era per "blindare e sigillare i confini", anche per quanto riguarda gli sbarchi via mare. Bocciata, allora, la linea suggerita in maniera ferma da Giorgia Meloni (Fratelli d'Italia): "Chi arriva dalla Cina o da eventuali zone reputate ad alto rischio deve essere tenuto in quarantena, per il bene di tutti. Non si perda altro tempo", disse la leader di Fratelli d'Italia. Secondo il ministro della Salute, Roberto Speranza, le precauzioni prese dall'Italia erano invece "le più alte a livello Ue". Poi la chiusura dei voli con la Cina, delle scuole, la zona rossa nei focolai poi estesa a tutta Italia: l'intero Paese zona protetta per difendersi dall'epidemia che avanza inesorabile. L'appello a restare tutti a casa con la morte e il contagio alla porta. Come si cambia. Federico Sciurpa