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Coronavirus, corsa alle mascherine fai-da-te. L'esperta: "Inutili, non garantiscono protezione"

Federico Sciurpa
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Emergenza Coronavirus, la mascherina rappresenta il prodotto più prenotato e costoso per rapporto qualità-prezzo (si va dai 16 a 20 euro l'una). Il tutto esaurito si registra da giorni, ma per fare fronte alla carenza fioccano sul web i video tutorial in cui volenterosi 'esperti' spiegano come fabbricare quel bavaglio salvifico. Per approfondire leggi anche: Coronavirus, l'esperto sui guanti: "Non servono a niente" I materiali - illustra l'agenzia LaPresse in un servizio - si sprecano e la fantasia pure. Si va dalla carta da forno, allo scottex da cucina, fino alle immagini improbabili di foglie di finocchio adattate allo scopo. Foto, video con tanto di spiegazioni fanno il giro della rete e intasano le chat di Whastapp, già zeppe di bufale. Queste mascherine fai-da-te, bloccate con lo scotch e il filo da cucito, servono a qualcosa? Senz'altro a passare il tempo, per quanti sono costretti a casa, ma per il resto a poco altro. Lo spiega a LaPresse la professoressa Silvia Angeletti, direttore del laboratorio analisi del Policlinico universitario Campus Bio-Medico di Roma. "Le mascherine fai-da-te non garantiscono protezione perché le particelle virali sono microscopiche e filtrano lo stesso", dice. "Le mascherine - prosegue Angeletti - sono di vario tipo, la chirurgica è la più conosciuta ed evita che il chirurgo possa, mentre opera, diffondere germi con sue esalazioni in un ambiente che di per sé dev'essere sterile". Nel caso dell'epidemia in corso quindi, precisa la prof. Angeletti, la mascherina chirurgica "può essere di aiuto a chi è raffreddato, ma non protegge chi la usa". Tanto meno le sciarpe che, anzi, spesso come tutti i tessuti si impregnano delle particelle dannose. Davvero efficaci per proteggersi, invece, sono le cosiddette FFp2 e FFp3. Vale a dire la mascherina facciale filtrante di tipo 2 e di tipo 3. "Al contrario della chirurgica, queste riparano chi le indossa. Quindi, se ho paura di entrare a contatto con sostanze nocive, devo procurarmi una mascherina di questo tipo", precisa la direttrice del laboratorio analisi del campus Biomedico. Ma a chi è consigliato l'uso? "Oggi tutti gli operatori sanitari dovrebbero indossarle - sostiene Angeletti -, come succede qui da noi, dove anche gli amministrativi le portano. Negli ospedali si usa la Ffp2 perché protegge dai pazienti per circa 6-8 ore. Mentre la P3 è ancora più filtrante ed è riservata solo agli operatori in contatto diretto con procedure che producono 'aerosol' , per esempio nel caso del broncolavaggio in terapia intensiva". Quindi la 'mascherinamania' è inutile? "No, la mascherina ci vuole quando si sta in ambienti affollati o se si è in fila in ospedale o quando si frequentano zone dove il contagio è probabile - specifica la dottoressa Angeletti - Ma, se non frequenti questi tipi di luoghi o se mantieni almeno un metro, un metro e mezzo di distanza ed eviti le strette di mano, ti stai già tutelando". ùInsomma, più che preoccuparsi della mascherina, meglio applicare le norme igieniche di base: "lavarsi le mani per almeno 20 secondi con acqua e sapone, e non necessariamente con l'antisettico; evitare i luoghi affollati e... mantenere le distanze".