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Coronavirus, mail per rubare dati: la polizia scopre frodi informatiche e mette in guardia. Come funzionano

Federico Sciurpa
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Coronavirus, la polizia postale ha scoperto frodi informatiche per rubare dati. Si approfittano dell'emergenza sfruttando il momento di comprensibile disorientamento e la fragilità nella cittadinanza, conseguente alla diffusione del Covid-19. Fin dagli inizi di febbraio, all'alba della diffusione dell'epidemia, il Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle Infrastrutture critiche (Cnaipic) della Polizia Postale ha rilevato e segnalato una campagna di false email, apparentemente provenienti da un centro medico e redatte in lingua giapponese, che, con il pretesto di fornire falsi aggiornamenti sullo stato di avanzamento della diffusione del virus, invitavano ad aprire un allegato malevolo, apparentemente un documento microsoft office, contenente un pericoloso virus che, una volta installato, mirava ad impossessarsi delle credenziali bancarie e dei dati personali della vittima. Per approfondire leggi anche: Coronavirus, tre nuovi casi in Umbria Subito dopo, è ancora un allegato malevolo ad una finta email, che si presentava stavolta come un file «zip» contente documenti excel, a rappresentare il veicolo per la diffusione di un temibilissimo virus di tipo Rat, chiamato «Pallax». Dopo l'inconsapevole click da parte dell'ignara vittima sull'allegato malevolo, questo pericoloso virus (venduto per pochi dollari negli ambienti più nascosti del darkweb fin dal 2019), si installa rapidamente, consentendo agli hacker di assumere il pieno controllo del dispositivo attaccato, spiando i comportamenti della vittima, rubando dati sensibili e credenziali riservate, nonché, addirittura, assumendo il controllo della macchina attaccata in maniera assolutamente «invisibile». Ancora un virus Rat, dal simile funzionamento, è stato individuato dagli esperti della Postale nascosto dietro un file chiamato CoronaVirusSafetyMeasures_pdf, che gioca ancora una volta sullo stato di agitazione emotiva in chi lo riceve e riesce, una volta installatosi, ad assumere il controllo del dispositivo infettato, trasformandolo all'insaputa della vittima in un 'computer zombiè, gestito da remoto da un computer principale, che gli esperti del Cnaipic stanno individuando, ed utilizzato per l'effettuazione di successivi attacchi informatici in tutto il mondo. La scorsa settimana è stata la volta di una nuova campagna di frodi informatiche attraverso email, apparentemente provenienti da importanti istituti bancari, che, nascondendosi dietro ad una falsa informativa per la tutela della propria clientela, inviata agli ignari consumatori ad accedere ad un servizio online, dal quale si sarebbe potuta leggere una presunta «comunicazione urgente» relativa allo stato di allerta per il coronavirus. In realtà – riferisce l'agenzia Adnkronos - gli ignari utenti venivano reindirizzati ad un sito di phishing, apparentemente identico a quello della banca, dove erano invitati a digitare le proprie credenziali per l'accesso ai servizi di home banking, dati che venivano, invece, carpiti dagli hacker. Da ultimo, gli esperti della Polizia Postale hanno intercettato una campagna di frodi informatiche veicolata attraverso l'inoltro di email a firma di una presunta «esperta» dell'Organizzazione Mondiale della Sanità in Italia. I falsi messaggi di posta elettronica, dal linguaggio professionale ed assolutamente credibile, invitavano le vittime ad aprire un allegato infetto, contenente presunte precauzioni per evitare l'infezione da coronavirus. Il malware contenuto nel documento è della famiglia «Ostap» e viene nascosto in un archivio javascript. L'infezione mira a carpire i dati sensibili dell'ignaro utilizzatore del computer vittima per inoltrarli agli autori della frode informatica. L'invito della Polizia Postale è di diffidare da questi e da simili messaggi, evitando accuratamente di aprire gli allegati che essi contengono.