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Speranza: "Seconda ondata non è certa ma possibile" 

AdnKronos
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"Ci vuole misura nelle nostre affermazioni e non dobbiamo mai dare dichiarazioni contraddittorie ai cittadini. Una seconda ondata o una recrudescenza è possibile. L'intervista di ieri di Anthony Fauci è molto chiara. Le nostre decisioni sono orientate sulla base di criteri di verifica e di parametri severi. L'epidemia non è conclusa, ci sono ancora focolai attivi, il virus continua a circolare. Siamo sulla strada giusta, ma il nemico non è vinto". Lo ha affermato il ministro della Salute, Roberto Speranza, nel suo intervento alla Camera sul contenuto dei provvedimenti di attuazione delle misure di contenimento della diffusione del nuovo coronavirus.  "Le misure adottate sono state sempre accompagnate da scelte difficilissime. Insieme ai sacrifici straordinari di milioni di italiane e di italiani, ci hanno permesso di piegare la curva del contagio. Non dobbiamo dimenticarlo mai. E' con le misure che Governo e Regioni hanno adottato che abbiamo salvato la vita a migliaia di persone, abbiamo alleggerito il peso insostenibile che arrivava sui nostri presidi sanitari e abbiamo sviluppato, giorno dopo giorno, le condizioni perché l'Italia potesse finalmente ripartire", ha continuato il ministro, che ha aggiunto: "La riapertura delle scuole a settembre è la priorità assoluta dove concentrare la nostra attenzione e le nostre risorse".  Per Speranza, "serve un confronto a tutto campo, a partire dalle forze politiche presenti in Parlamento, con le tantissime preziose energie delle professioni sanitarie, del mondo scientifico, delle università, del volontariato e dell'associazionismo. Una forte sinergia istituzionale e sociale è la bussola che può consentirci di attraversare la terribile tempesta che, passo dopo passo, stiamo cercando di mettere alle nostre spalle".  "Dobbiamo chiudere definitivamente la stagione dei tagli - ha affermato -. Ogni euro speso per la salute è un investimento per il futuro del nostro Paese. In 5 mesi abbiamo investito più risorse degli ultimi 5 anni. Ma per me è solo l'inizio. Serviranno molte altre risorse, provenienti da tutti i livelli. E' indispensabile subito intervenire per recuperare a pieno regime le attività ordinarie sospese negli ultimi mesi in cui la lotta al Covid 19 ha impegnato larghissima parte delle energie del Servizio sanitario nazionale e non ha consentito il regolare svolgimento di tutte le altre prestazioni che ora non sono più rinviabili", ha sottolineato.   "Oltre alle risorse, saranno indispensabili le riforme - ha aggiunto Speranza -. Dobbiamo avere il coraggio di cambiare e adattare il nostro Servizio sanitario nazionale al tempo nuovo che viviamo. I mesi del Covid hanno dimostrato alcune debolezze del sistema su cui dobbiamo intervenire con coraggio. Abbiamo iniziato a farlo con il decreto rilancio che ha stanziato 3 miliardi e 250 milioni di euro, una cifra senza precedenti che consentirà di immettere nuova linfa nella sanità pubblica del nostro Paese".  "Penso, prima di tutto, alla necessità di rafforzare la sanità sul territorio e di puntare sulla ricerca o ancora a nuove politiche per il personale - ha continuato il ministro - Voglio fare un solo esempio che però a me sembra molto significativo: per 15 anni in Italia è stata vigente una legge che ha bloccato la spesa annuale per il personale sanitario alla cifra del 2004 meno 1,4%. Una norma, anzi una camicia di forza, frutto della stagione dei tagli e dell'austerità che vista con gli occhi di questi mesi appare figlia di un tempo che non c'è più, lontano anni luce dall'oggi. Basti pensare che solo in queste poche settimane le Regioni hanno assunto, con finanziamento centrale, 25.947 persone nel Ssn".  "Uno dei nodi più rilevanti - ha aggiunto Speranza - riguarda gli spostamenti internazionali da e verso i Paesi extra Shengen. La mia opinione è che il quadro epidemiologico mondiale non offra ancora sufficienti garanzie per una apertura senza regole prudenziali già dal 15 giugno. I dati che arrivano da molte aree del mondo, in particolare dalle Americhe e dall'Oriente, segnalano una crescita preoccupante del contagio che non possiamo permetterci di sottovalutare. In Europa le cose vanno meglio. Ma il quadro globale è ancora molto complesso".