Femminicidio e difficile parità

22 giugno 2013

22.06.2013 - 15:05

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Anche in Umbria nei giorni scorsi sono stati commessi due atroci delitti di donne perpetrati dai rispettivi mariti. In Italia il femminicidio è all'ordine del giorno e la maggioranza dei casi di omicidio o di violenza contro le donne sono commessi all'interno delle famiglie. Alla base di questo triste fenomeno vi è soprattutto un deficit culturale e di costume che continua a considerare le donne come esseri inferiori. Per cui quando una donna manifesta una sua volontà autonoma o decide di abbandonare il partner, che spesso ha già compiuto atti di violenza nei suoi confronti, la reazione dell'uomo. diventa ancora più violenta e incontrollabile. Paradossalmente più la donna guadagna terreno sul piano della parità dei diritti maggiori sono l'insofferenza e la brutalità manifestate da molti uomini. È opportuno ricordare che la marcia delle donne in direzione della parità è stata lunga e tormentata e ancora non si può dire conclusa. Le donne hanno conquistato il diritto di voto solo nel 1946, quando hanno potuto partecipare al referendum istituzionale e all' elezione dell'Assemblea costituente.
La Costituzione repubblicana ha sancito l'eguaglianza senza distinzione di sesso (art. 3), l'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi (art. 29), gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni della donna lavoratrice rispetto ai lavoratori (art. 37), il diritto di voto delle donne (art. 48), il diritto di accesso delle donne agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza (art. 51). Ma l'attuazione della Costituzione è stata lenta e contrastata. In materia di famiglia si è dovuto attendere la riforma del codice civile del 1975perché fosse abolita la potestà maritale e sancita l'effettiva eguaglianza tra i coniugi. In materia di lavoro solo nel 1963 è stata approvata una legge sull' ammissione delle donne agli impieghi pubblici e nel 2006 è stato approvato il Codice di pari opportunità. Nell'accesso alle cariche dirigenziali e a quelle politiche le donne continuano ad essere nettamente svantaggiate e sottorappresentate.
Sono state quindi approvate leggi che cercano di favorire la parità di accesso, come quelle che stabiliscono per le elezioni europee che le liste non devono avere più di due terzi dei candidati appartenenti allo stesso sesso o che prevedono la doppia preferenza di genere, per cui la seconda preferenza deve necessariamente essere data ad un candidato di sesso diverso da quello al quale è andata la prima(come avviene per l'elezione del Consiglio regionale della Campania ed è stato di recente proposto anche in Umbria). Nel 2012 è stata approvata una legge sul riequilibrio delle rappresentanze di genere nei Consigli e nelle Giunte degli Enti locali e nei Consigli regionali.
In materia penale il codice Rocco del 1930 collocava i reati di violenza sessuale tra i delitti contro la moralità pubblica e il buon costume, come se la persona e la vita della donna non contassero nulla. Inoltre puniva solo l'adulterio femminile e prevedeva quell'autentica barbarie nota come "delitto di onore", che puniva con la reclusione da tre a sette anni chi cagionava la morte del coniuge, della figlia o della sorella "nell'atto in cui ne scopre l'illegittima relazione carnale". Il reato di adulterio è stato annullato dalla Corte costituzionale nel 1968.Per l'abrogazione del delitto di onore si è dovuto attendere una legge del 1981. Infine solo nel 1996 la violenza sessuale è stata qualificata come un delitto contro la persona e in particolare contro la libertà personale. Nel 2009 è stato introdotto nel codice penale il reato di stalking, che punisce con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi minaccia o molesta in modo reiterato una persona procurando un grave disagio psichico o un giustificato timore per la sicurezza propria o di una persona vicina o pregiudicando in maniera rilevante il suo modo di vivere.
Purtroppo ciò non ha impedito episodi di vera e propria persecuzione che si sono conclusi spesso con l'assassinio della vittima. Come reagire a questo mostruoso stillicidio? Occorre certo un inasprimento delle pene nei confronti di chi usa qualsiasi tipo di violenza contro le donne. E ci vuole una prevenzione più severa nei confronti di chi molesta o minaccia, adottando misure cautelari che impediscano di nuocere alla vittima fino a giungere all'omicidio. Ma occorre soprattutto che si sviluppi l'educazione, fin dalla più tenera età, al rispetto della donne. E anche valorizzare la differenza di genere nei rapporti sociali. Bisogna costruire un clima nel quale chi colpisce una donna deve sentirsi isolato dalla comunità civile. Va quindi salutata positivamente l'unanimità con la quale nei giorni scorsi le Camere hanno ratificato la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, che viene considerata come una violazione dei diritti umani e come una forma di discriminazione.

Mauro Volpi
Docente di diritto costituzionale

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