Un ateneo allo sbando

1 giugno 2013

01.06.2013 - 15:23

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Chi ha dedicato all'Ateneo la propria vita professionale con tenacia e passione non può che provare tristezza e sgomento di fronte all'incapacità dimostrata dai suoi vertici di assicurare la transizione alla costituzione dei suoi nuovi organi e strutture. Siamo uno degli ultimi Atenei italiani a non avere ancora rinnovato la propria governance. E sicuramente siamo l'ultimo a non avere attivato i Dipartimenti, che in futuro ne costituiranno il fulcro fondamentale, svolgendo oltre alle attività di ricerca anche quelle didattiche ereditate dalle Facoltà. Tutto ciò in un Ateneo che, pur con una storia gloriosa alle spalle e con alte potenzialità umane e scientifiche al suo interno, ha perso negli ultimi anni di attrattività, in quanto non ha saputo sempre fornire una didattica di qualità, non ha finanziato la ricerca, in particolare quella di base, non ha innovato, semplificato e qualificato l'amministrazione.
Ebbene, di fronte a questa situazione drammatica si sta cercando di individuare il capro espiatorio negli studenti, in particolare a carico delle liste che, avendo subito massicce esclusioni non adeguatamente motivate, hanno fatto ricorso al giudice amministrativo. La loro colpa è non aver accettato un intervento di conciliazione del vertice dell'Ateneo che è stato tardivo ed ambiguo. Tardivo perché avvenuto dopo vari giorni dall'intervento del presidente del Tar di sospensione delle elezioni. Ambiguo perché non ha dato alcuna garanzia di un impegno serio dell'Ateneo volto a far svolgere elezioni competitive e aperte alla più ampia partecipazione.
Esigenza questa fondamentale, visto che il taglio di liste fortemente rappresentative inciderebbe sulla legittimazione non solo delle rappresentanze studentesche, ma di tutti gli organi accademici e dello stesso nuovo Rettore. Compito dell'Ateneo sarebbe stato quello non di appellarsi alla buona volontà degli studenti, ma di agire in autotutela con la riapertura dei termini al fine di consentire una nuova presentazione delle liste adeguatamente supportata dagli uffici. Di fronte ad una decisione di questo tipo difficilmente le liste già ammesse avrebbero fatto ricorso e questo con ogni probabilità sarebbe stato rapidamente bocciato dal giudice amministrativo. La verità è che vi sono state precise responsabilità dei vertici dell'Ateneo. A monte vi è stata una proroga per un secondo anno "deleteria" (così la definiva nel dicembre 2011 l'allora Prorettore Pieretti in un'intervista ad un quotidiano locale), che ha spinto a prendere tempo e a ritardare, senza affrontare nessuno dei nodi cruciali che l'Ateneo si trovava di fronte.
Non c'è da stupirsi se questa situazione ha partorito un regolamento generale, che ha richiesto un tempo assurdo (poco meno di un anno!) ed ha un contenuto farraginoso, troppo dettagliato e rigido, che in alcune sue parti sembra fatto apposta per creare problemi (tra l'altro non prevede la possibilità di sanatoria delle irregolarità formali, come fanno i regolamenti di altri Atenei). Alla fine le elezioni sono state indette in tempi ristretti che rendevano inevitabile la ricaduta di ogni più piccolo problema o contestazione sulle fasi successive. Del tutto assurda poi era la previsione che i Direttori di dipartimento fossero eletti il giorno successivo a quello stabilito per il secondo turno dell'elezione del rettore. Ma vi è di più. Per le elezioni studentesche il regolamento è stato violato su due punti: la fissazione del termine di presentazione delle liste da 25 a 20 giorni prima delle elezioni, anziché da 19 a 14 com'è avvenuto, l'obbligo che il decreto rettorale di esclusione di una lista intervenisse almeno 10 giorni prima delle elezioni (mentre è stato trasmesso solo 3/4 giorni prima). Inoltre è mancata o è stata carente l'assistenza agli studenti da parte degli uffici, come ogni buona amministrazione avrebbe provveduto a fare. Infine la commissione elettorale si è dimostrata inadeguata, rigida e opaca, come dimostra il fatto che non abbia ritenuto di dover adeguatamente motivare le sue decisioni di esclusione che pregiudicano l'esercizio di un diritto fondamentale come quello di elettorato passivo.
I ritardi e le insipienze dimostrate potrebbero infliggere un colpo mortale all'Ateneo e alla sua credibilità. E verrebbe da chiedere a qualche collega che oggi (e solo oggi) lamenta gravi conseguenze finanziarie che metterebbero a rischio la sopravvivenza dell'Ateneo, dove era ieri quando giustificava proroghe e rinvii e continuava a sostenere l'eccellenza dell'Ateneo e a negare i problemi. Ciononostante l'Ateneo può ancora riprendere in mano la situazione. Per fare questo deve ammettere che vi sono stati errori e anche violazioni regolamentari e quindi fissare nuove date per le elezioni delle rappresentanze studentesche (inun periodo in cui gli studenti vi siano fisicamente!), dei Direttori di dipartimento e infine nel mese di ottobre del rettore. Questa, e non la difesa dell'indifendibile, è l'unica via per far valere l'interesse dell'Ateneo come "bene comune" e per garantirne la salvezza e il rilancio.

Mauro Volpi
Docente di diritto costituzionale

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