La vergogna dell'omofobia

23 febbraio 2013

23.02.2013 - 17:18

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Il video con il quale due candidati alle elezioni nel profondo Nord hanno insultato i due omosessuali che al festival di Sanremo avevano sommessamente denunciato l'impossibilità in Italia di regolarizzare la loro convivenza che dura da molti anni, non meriterebbe alcun commento o tutt'al più l'augurio ai due aspiranti parlamentari di non essere eletti perché non degni di ricoprire la carica. Tanto più che i leader del loro partito hanno prontamente condannato il gesto. Sennonché la vergognosa esibizione dei due trova il proprio brodo di coltura in umori sessisti e maschilisti presenti nella nostra società. Gli stessi umori che ...consentono a un leader politico di offendere pubblicamente una donna con battute da osteria che disvelano le irresistibili pulsioni senili e maniacali di cui è preda.
La verità è che in una parte della società italiana gli omosessuali sono considerati non come persone che hanno una preferenza sessuale diversa dagli etero, ma come malati da curare. Esattamente come facevano i peggiori regimi totalitari che li rinchiudevano nei campi di sterminio o nei gulag. Quanto al fascismo, Ettore Scola, in uno dei suoi film più belli, "Una giornata particolare", ha raccontato con commovente profondità l'incontro tra una donna costretta servilmente all' esclusivo ruolo di "sposa e madre" e un omosessuale perseguitato dal regime. Ma l'omofobia si è perpetuata ed anzi accentuata negli ultimi anni, tant'è che le aggressioni fisiche ad omosessuali sono all'ordine del giorno. Ebbene, a fronte di questa situazione, la maggioranza parlamentare ha rigettato più volte la proposta di considerare l'omofobia come un'aggravante di reato e a novembre dell'anno scorso ha respinto il disegno di legge che estendeva all'omofobia la legge Mancino del 1993 che punisce la discriminazione razziale, etnica e religiosa. Con la stupefacente argomentazione che avrebbe comportato una limitazione della libertà di opinione, come se incitare alla violenza contro un gay o giustificarne il pestaggio costituisca una manifestazione di pensiero.
Eppure in quasi tutti i paesi democratici l'omofobia è punita come reato o sono previste norme contro la discriminazione derivante dall'orientamento sessuale delle persone. Già l'articolo 3 della Costituzione italiana tutela l'eguaglianza senza distinzione di sesso. In modo ancora più esplicito l'articolo 21della Carta europea dei diritti fondamentali, che dalla fine del 2009 è diventata parte integrante del diritto europeo, vieta ogni discriminazione fondata sulle "tendenze sessuali". Speriamo che nella prossima legislatura si provveda rapidamente a sanzionare l'omofobia.
Ma non è tutto. Rimane aperta la questione del riconoscimento giuridico delle unioni tra omosessuali, che rientra in quella più generale delle unioni civili o di fatto. Anche qui vi è in Italia un pregiudizio: l'idea che tali unioni o il riconoscimento del diritto di contrarre matrimonio ai gay andrebbe ad intaccare la famiglia tradizionale. In realtà sono ben altre le ragioni che hanno messo in crisi le famiglie, a cominciare dalle difficoltà economiche, che non incoraggiano né i matrimoni né la natalità. E non si vede come unioni basate sull'amore, sulla convivenza e sulla condivisione debbano suscitare paura. E' indegno che in un paese civile persone che hanno convissuto per decenni non possano assistere il proprio partner degente in ospedale o siano privi di ogni diritto di successione.
Pure su questo terreno il mondo si sta muovendo. In vari paesi tra i quali la cottolicissima Spagna è stato consentito il matrimonio tra omosessuali, che è in corso di introduzione in Francia e nel Regno Unito (da parte del governo conservatore). Nei paesi in cui ciò non è previsto, come in Germania, vi è comunque il riconoscimento giuridico delle unioni civili (anche tra omosessuali), che comporta l'attribuzione di diritti e di doveri. In Italia la Corte Costituzionale si è pronunciata nel 2010 con una sentenza la quale, se ha negato che il divieto di contrarre matrimonio tra gay violi la Costituzione, ha invitato il legislatore a regolamentare le unioni civili, anche tra persone dello stesso sesso, sottolineando che esse trovano il proprio fondamento nell' art.2chegarantisce i diritti inviolabili dell'uomo anche "nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità".
Successivamente in una sentenza dell'anno scorso la Corte di Cassazione, richiamandosi al diritto europeo, ha sancito il diritto degli omosessuali ad una vita familiare e ad un trattamento giuridico omogeneo a quanti abbiano contratto matrimonio. In un recente intervento monsignor Paglia, Presidente del Consiglio Pontificio della Famiglia, pur escludendo l'equiparazione alle famiglie, si è detto favorevole al riconoscimento di diritti individuali nelle unioni civili, sulla base della "pari dignità di tutti i figli di Dio", che sono "un dono", "sono amati dal Signore", "debbono essere amati". Tocca alla politica "laica" fare tesoro di queste parole. Anche da questo si può misurare il livello di civiltà di un paese.

Mauro Volpi
Docente di Diritto Costituzionale all'Università di Perugia

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