Papa laico e laici inamovibili

16 febbraio 2013

16.02.2013 - 14:46

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La rinuncia di Papa Benedetto XVI oltre ad essere di grande dignità umana è anche profondamente laica. Essa è prevista dal diritto canonico, ma quella del Papa è di assoluta novità in quanto sottolinea la complessità del governo della Chiesa e l'insufficienza del singolo che deve essere pronto a farsi da parte in nome del bene della istituzione e del rispetto verso la comunità dei credenti. Viene spontaneo confrontare con tale rinuncia la pervicacia con la quale certi personaggi politici datati e usurati e che sono stati titolari di cariche che hanno esercitato senza merito e talvolta senza decoro, continuano a riproporsi e a promettere "miracoli", di cui non hanno saputo realizzare neppure la minima parte quando erano al potere. Eppure la temporaneità delle cariche elettive è un principio che caratterizza i paesi democratici. È vero che in alcuni di essi vi sono dei monarchi, ma la natura vitalizia della loro carica (che comunque non esclude l'abdicazione) e l'irresponsabilità per le funzioni svolte sono compensate dalla perdita di ogni potere sostanziale e dallo svolgimento di un ruolo simbolico e formale. In molti ordinamenti esiste la regola del limite dei mandati, che serve per l'appunto ad evitare che la titolarità di una carica diventi di fatto permanente e quindi produca incrostazioni di potere, una gestione conservatrice del potere finalizzata alla sua autoperpetuazione, l'allignare della corruzione e del malaffare.
Per le istituzioni di garanzia la Costituzione italiana prevede un unico mandato per i giudici costituzionali e per i componenti del Consiglio superiore della magistratura. Per il Presidente della Repubblica non è prevista la non rieleggibilità, ma si è opportunamente affermata una regola convenzionale, anche per la lunga durata del mandato (ben 7 anni), per cui il Presidente uscente non ha mai avanzato la propria candidatura. Ma cosa avviene per le istituzioni di governo? Negli Stati Uniti nel 1951 è stato stabilito che il Presidente non può svolgere più di due mandati (di 4 anni ciascuno); anche in Francia nel 2008 è stato posto il limite del doppio mandato per un Presidente che di regola è il vero capo del governo. Si potrebbe obiettare che non esistono limiti per la carica di Primo ministro. Ma in realtà vi sono dei limiti non formali, ma sostanziali. Così nel Regno Unito: il leader di un partito che perde le elezioni perde anche la leadership e non potrà più correre per la carica e anche Primi ministri premiati costantemente dal voto e restati al potere una decina d'anni (come la Thatcher e Blair) si sono dimessi in corso di mandato quando si sono resi conto che non avevano più il consenso di una parte significativa del proprio partito. In Italia il limite dei due mandati è stabilito per Sindaci, Presidenti di provincia e Presidenti delle Regioni.
Ma per questi ultimi la legge è del 2004 e quindi sono stati fatti salvi i mandati già svolti, consentendo al "celeste" Formigoni di arrivare al quarto mandato e al Presidente dell'Emilia Errani al terzo. Per i parlamentari non esistono regole costituzionali, ma vi sono limiti stabiliti negli statuti dei partiti, che prevedono però anche le deroghe, che non sempre sono eccezionali come dovrebbero. E per di più la scelta delle candidature, grazie al Porcellum a livello nazionale e al Porcellinum in varie Regioni (compresa l'Umbria), è nelle mani dei vertici dei partiti senza essere sottoposta a nessun gradimento da parte degli elettori. Mail problema delle cariche quasi vitalizi e non riguarda solo la politica. Basti pensare alle Università, dove la carica di Rettore è elettiva e tutti gli statuti hanno previsto il limite del doppio mandato. Ebbene, quel limite è stato derogato consentendo a molti Rettori di svolgere un terzo  e anche un quarto mandato. Con la legge Gelmini si è previsto un unico mandato di 6 anni con la proroga di un anno per i Rettori in carica al momento dell'adozione del nuovo statuto.
Ebbene il ministro Profumo è riuscito a imporre un altro anno di proroga con una presunta norma interpretativa inserita come il cavolo a merenda nel decreto sulla spending review. Abbiamo quindi Rettori che sono tali da 13 anni e anche da 17 e in alcuni casi restano tali pur essendo già in pensione. Mail record della faccia tosta spetta al Rettore pensionato della seconda Università di Roma, che ha fatto approvare dal vecchio consiglio di amministrazione un'ulteriore proroga del suo mandato fino alla fine del 2014! Si tratta di un atto palesemente illegale, ma che si giova della vergognosa acquiescenza del ministro. La morale della favola è chiara: il potere piace terribilmente e si fanno carte false per non rinunciarvi. Con effetti negativi sul mancato rinnovamento e sulla credibilità delle istituzioni. Speriamo che la rinuncia del Papa serva di lezione se non per i gerontocrati al potere per le comunità che ne subiscono le conseguenze.

Mauro Volpi
*Docente di diritto costituzionale all'università di Perugia

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