Un Ateneo in proroga

22 dicembre 2012

22.12.2012 - 12:15

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 Le fasi di transizione dal vecchio al nuovo sono sempre complesse e delicate. Ma proprio per questo non devono protrarsi a lungo. Perché se no il transitorio diventa ingombrante e impedisce al nuovo di prendere il volo. Ne erano consapevoli i nostri padri costituenti che per varare la Costituzione "più bella del mondo", hanno impiegato un anno e mezzo. Ebbene nell'Ateneo di Perugia a due anni dall'entrata in vigore della legge Gelmini non è stato ancora approvato il regolamento generale che deve attuare lo statuto permettendo l'istituzione dei nuovi Dipartimenti, che erediteranno anche le competenze delle Facoltà, e dei futuri organi di governo. Eppure a settembre 2011 la commissione competente aveva varato il progetto di statuto, poi adottato dal Senato accademico ai primi di ottobre e a fine 2011 erano stati presentati i progetti di costituzione dei nuovi Dipartimenti. Dopo di che sono cominciati i ritardi, non a caso in coincidenza con le voci sulla concessione di un nuovo anno di proroga, oltre a quello previsto dalla legge, ai Rettori scaduti a fine ottobre.
Così i rilievi ministeriali sullo Statuto del 9 febbraio 2012 sono stati trasmessi (ma non il testo della nota che li conteneva!) quasi quaranta giorni dopo ai membri del Senato, cioè dell'organo competente ad esaminarli. Quanto al regolamento generale, è stato trasmesso al Senato all'inizio di novembre e doveva essere approvato il 18 dicembre, ma il Rettore ha reagito ad una delibera che l'aveva messo in minoranza annullando la riunione già convocata quasi che la maggioranza del Senato avesse commesso un delitto di lesa maestà. Qualcuno ha addirittura prospettato l'ipotesi di un commissariamento dell'Università da parte del Ministro, prospettiva che getterebbe una grave macchia sulla sua immagine e sulla governance attuale, fermo restando che l'eventuale commissario per un comune senso del pudore non potrebbe che provenire dal di fuori. Gli effetti negativi del protrarsi della transizione sono sotto gli occhi di tutti. Intanto entro il 15 gennaio 2013 l'Ateneo dovrebbe trasmettere all'Agenzia nazionale di valutazione i dati relativi al nuovo assetto dei Dipartimenti, ma potrà comunicare solo i progetti dei futuri Dipartimenti.
Con il rischio che il ritardo comporti una decurtazione del fondo di finanziamento ordinario. Ma soprattutto è emersa a più riprese la volontà di adottare decisioni che condizionerebbero il futuro Rettore e la governance dell'Ateneo. Così anziché prorogare di un anno il mandato del Direttore generale, è stata indetta una procedura che ha portato ad un contratto di tre anni per il Direttore uscente. Il Rettore ha dichiarato che concorderà con quello che sarà eletto tra qualche mese la scelta dei due membri esterni del Consiglio di amministrazione. Ma nella Commissione Statuto era stato stabilito che il Consiglio dovesse essere costituito dopo l'entrata in funzione del nuovo Rettore e del nuovo Senato. Infine all'ordine del giorno delle riunioni degli organi di governo è stata recentemente inserita una bozza di statuto della Fondazione universitaria. Questa improvvisa accelerazione, dopo una decina di anni che la questione era rimasta in stand by, solleva questioni di metodo e di merito.
Quanto alle prime, è possibile immaginare che organi in proroga, quali il Rettore e un Senato nel quale non vi sono i Direttori di dipartimento ma i Presidi di Facoltà in via di estinzione, possa adottare una decisione così delicata? E soprattutto si può mettere in delibera un testo che non è stato il frutto di un'ampia discussione nell'Ateneo, in tutte le sue strutture e componenti, e sul quale non vi è stato alcun confronto con i soggetti istituzionali e sociali? Se si va poi al merito della proposta, non si capisce a cosa sia effettivamente finalizzata. Non certo ad attrarre finanziamenti esterni per il semplice motivo che la Fondazione sarebbe una creazione della sola Università e quindi da questa dovrebbe trarre le risorse finanziarie, immobiliari e di personale. Non a esternalizzare servizi e partecipazioni perché la bozza è generica e non indica alcuna priorità. Forse a gestire il cospicuo patrimonio immobiliare dell'Ateneo. Ma allora le previsioni sugli organi della Fondazione fanno nascere il sospetto che si vogliano precostituire future posizioni di potere per chi non potrà più rivestire cariche all'interno dell'Ateneo.
Se così non è, si può semplicemente introdurre nello Statuto una norma che sancisca l'incompatibilità tra chi ha rivestito cariche nell'Ateneo e quelli che andranno a ricoprirle nella futura Fondazione. Ma comunque la questione non potrà che essere affrontata dai nuovi organi di Ateneo dopo un ampio dibattito interno ed esterno ad esso. Sui ritardi e sulle vicende citate si può toccare con mano quanto sia stata negativa la proroga per un secondo anno del mandato di alcuni Rettori. E quanto sia falsa la famosa affermazione di Andreotti sul potere. In realtà il potere logora chi ce l'ha. E per questo va esercitato da parte di organi prorogati con grande prudenza e con il senso del limite.

Mauro Volpi

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