Politica e antipolitica

17 novembre 2012

17.11.2012 - 13:17

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Corre il rischio di diventare stucchevole e improduttiva la polemica contro l'antipolitica e contro il Movimento 5 Stelle. È reale la crescita di un sentimento ostile alla politica che può travolgere i partiti e aprire la strada a pulsioni populistiche e antidemocratiche. Ma chi ha alimentato l'antipolitica? Anzitutto una cattiva politica. Quella che ha tenuto banco negli ultimi decenni e che ha trasformato i partiti in gruppi oligarchici privi di identità e schiacciati sulla gestione delle istituzioni..O in partiti personali, la cui funzione è quella di lanciare sulla scena politica un leader carismatico. Ne è derivato un impoverimento della democrazia interna dei partiti e della politica come agire collettivo che ha aperto le porte ad avventurieri alla ricerca dell'arricchimento personale. Ed ha esaltato l'arbitrio dei tesorieri (da Lusi a Belsito) o di quelli che maneggiavano il denaro (generosamente) attribuito ai gruppi consiliari (da Fiorito a Maluccio). La degenerazione della politica ha coinvolto il Parlamento, riducendo drasticamente,anche grazie alla legge elettorale, il livello qualitativo dei rappresentanti. E non è certo una giustificazione dire che Il Parlamento è lo specchio della società. Per il semplice motivo che la rappresentanza dovrebbe raccogliere quanto c'è di meglio nella società e non adeguarsi a quel che passa il convento. L'idea che il Parlamento rappresenti il livello medio degli italiani, e quindi accanto a persone oneste e competenti, possano ben esservi anche truffatori, malfattori e persone che vivono di espedienti, delegittima un organo che dovrebbe svolgere un ruolo di indirizzo e di correzione delle storture che esistono nella società. Alla delegittimazione della politica ha fortemente contribuito la concezione plebiscitaria della democrazia come rapporto diretto e privo di mediazioni tra il popolo e un leader, che sappia parlare più alla pancia che alla testa del paese. Concezione che ha solleticato la tentazione ricorrente di una parte del popolo italiano ad innamorarsi di un "uomo della provvidenza", al quale viene fideisticamente affidato il compito di risolvere i problemi e che viene dopo (troppi) anni gettato nella polvere. Anche perché l'uomo solo al comando nella migliore delle ipotesi commette gravi errori, nella peggiore pensa a coltivare interessi personali piuttosto che a perseguire il bene della collettività. Allora quali sono le risposte che dovrebbero essere data alla diffusione dell'antipolitica? Intanto ci si dovrebbe preoccupare più che della crescita dei "grillini", del livello pauroso raggiunto dall'astensione, che nelle recenti elezioni regionali siciliane ha superato il 50% degli elettori. Ma come tornare a motivare i cittadini? Non certo prospettando per la prossima legislatura un esecutivo Monti-bis, perché trasformare il ricorso ai tecnici da eccezione e parentesi provvisoria in metodo normale e permanente di governo rappresenterebbe l'eutanasia di una politica che confesserebbe la propria impotenza. Neppure convincono i balletti sulla riforma elettorale, che certo sarebbe necessaria, ma che difficilmente può essere ben realizzata a fine legislatura quando i partiti possono calcolare vantaggi e svantaggi di ogni proposta. E infine tornare a vagheggiare legislature e assemblee costituenti quando non si è in grado di approvare le riforme neppure con legge ordinaria serve solo a delegittimare la Costituzione senza riuscire ad apportarle gli aggiornamenti necessari. Occorre invece una seria autocritica e riannodare con umiltà il filo spezzato dei rapporti con la società. E quindi elaborare per le prossime elezioni seri programmi di governo, che rispondano alle esigenze di quanti sono più colpiti dalla crisi (lavoratori dipendenti, giovani, donne, anziani, disabili, piccoli commercianti e imprenditori) restituendo loro una prospettiva di futuro. Quanto al sistema elettorale, i partiti assumano l'impegno di scegliere i candidati attraverso ampie consultazioni di iscritti e simpatizzanti o con primarie aperte agli elettori che sotto scrivano il programma. Infine sarebbe ora di attuare la Costituzione, a cominciare dall'art. 49 che impone una legge quadro sul "metodo democratico" nell'organizzazione interna di partito e dall'art. 54 che richiede ai titolari di cariche pubbliche di adempierle "con disciplina ed onore" e quindi rende necessaria la ricostruzione di un'etica della politica. Ha ragione Gustavo Zagrebelsky: per non cadere nell'antipolitica occorre una stagione non costituente, ma costituzionale che rimetta al centro della politica l'attenzione per il lavoro, i diritti civili e sociali, l'equità fiscale, i bene comuni (l'ambiente, la cultura, la salute). Solo in questo modo la politica potrà salvarsi.

Mauro Volpi

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