Verso un porcellum al quadrato?

20 ottobre 2012

20.10.2012 - 10:45

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Il testo approvato la settimana scorsa dalla commissione affari costituzionali del Senato potrebbe riuscire in un'impresa quasi impossibile: peggiorare il tanto vituperato Porcellum, la legge elettorale vigente definita una "porcata" da uno dei suoi massimi artefici, l'onorevole Calderoli.Ma quali sono i difetti principali imputabili all'attuale sistema elettorale? Essenzialmente due: toglie all'elettore ogni possibilità di scelta dei parlamentari, che sono designati dai vertici di partito all'interno di lunghe liste bloccate dove si è eletti secondo l'ordine di collocazione; incentiva la formazione di coalizioni eterogenee, spingendo partiti grandi e piccoli ad aggregarsi per ottenere il premio di maggioranza assegnato alla coalizione più votata (il54% dei seggi alla Camera). Per di più la soglia di sbarramento per entrare alla Camera,che è del 4%, si riduce al 2% per i partiti che facciano parte di una coalizione e viene perfino salvata in ogni coalizione la lista con più voti tra quelle al disotto del2%(com'è accaduto al micro partito di Mastella nel 2006 e a quello di Lombardo nel 2008). Che poi i governi "maggioritari" all'indomani delle elezioni non riescano a governare e a portare al termine la legislatura è la logica conseguenza di un sistema pasticciato e antidemocratico.
Ebbene, il testo approvato al Senato prevede rimedi peggiori dei mali. Per ridare agli elettori la parola sulla scelta dei parlamentari reintroduce le preferenze per i due terzi dei seggi. Ci si dimentica che nel 1991 fu il corpo elettorale ad eliminare con referendum la pluralità delle preferenze, fonte di trucchi e pesanti condizionamenti del voto. E si rimuove il fatto che nei più recenti scandali i personaggi inquisiti dalla magistratura sono quelli che hanno ottenuto più preferenze (40.000 quelle di Fiorito nel Lazio) o le hanno comprate dalla 'Ndrangheta (Zambetti in Lombardia). Il fatto è che le preferenze, specie in un contesto di debolezza e delegittimazione dei partiti, determinano non solo l'aumento dei costi della campagna elettorale e una lotta fratricida tra candidati dello stesso partito, ma aprono le porte al condizionamento di poteri forti e anche della malavita. Inoltre un terzo dei seggi sarebbe attribuito a liste bloccate, per cui in ogni circoscrizione ciascun partito dovrebbe presentare due diversi elenchi,uno soggetto alle preferenze, l'altro bloccato. Un po'come avviene nelle elezioni della maggioranza delle Regioni,compresa l'Umbria, dove alle liste di partito con un'unica preferenza si associa un listino di coalizione bloccato che consente l'ingresso al consiglio regionale delle Minetti di turno o di personaggi che rappresentano solo se stessi. Eppure allo scandalo delle liste bloccate lunghe sarebbe possibile rimediare, attribuendo una quota consistente di seggi a collegi uninominali (che attribuiscono un solo seggio) e gli altri a liste molto più corte di quelle attuali, come avviene in Germania. Ma nel contempo facendo ricorso a metodi democratici e trasparenti di scelta dei candidati, come ampie consultazioni degli iscritti al partito o elezioni primarie.
Ma non è finita qui. Un premio del 12,5% dei seggi viene attribuito alla lista o alla coalizione più votata, prendendo addirittura come modello la Grecia, un paese nel quale nel 2012 si è votato due volte di fila nel giro di un mese! Ora, il premio fisso, oltre a incentivare di nuovo la formazione di coalizioni buone per vincere ma non per governare, non assicura affatto che una coalizione(e ancora meno un partito) ottenga la maggioranza dei seggi. E inoltre, come ha sottolineato qualche anno fa la Corte costituzionale, la mancata previsione di una percentuale minima di voti necessaria per ottenere il premio è di dubbia costituzionalità. Infine si ripropongono soglie di sbarramento differenziate: il 5% per i partiti che corrono da soli, il4%per quelli coalizzati, e il 7% in un insieme di circoscrizioni pari ad 1/5 della popolazione(così anche la Lega Nord è accontentata!). La verità è che il sistema non nasce da una mediazione,che tenga conto in primo luogo degli interessi del paese, ma da uno scambio nel quale ogni partito pensa di guadagnare qualcosa: il Pdl la prospettiva di rappattumare una coalizione di centro-destra, il Pd il premio fisso, l'Udc (e un pezzo del Pdl) le preferenze, la Lega l'accesso garantito in Parlamento. Ma una somma di interessi privati non fa una buona legge. E soprattutto si trascura l'esigenza fondamentale: garantire la rappresentatività di un Parlamento che sia di nuovo in sintonia con gli elettori e qualitativamente migliore di quelli precedenti. Senza di che la tanto invocata governabilità,che dovrebbe significare non solo capacità di durata,ma buon governo della cosa pubblica, è destinata a restare un miraggio.

Mauro Volpi

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