Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

A sinistra il tempo sta per scadere

Leonardo Caponi

Leonardo Caponi
  • a
  • a
  • a

Parlare della sinistra, in questo scorcio di tempo che segna il passaggio tra un'estate torrida e un autunno di rimbalzo più fresco del normale, è cosa tuttaltro che agevole. I due elementi che sembrano dominare il campo sono la incertezza e la confusione. Di questo si è avuto conferma anche in Umbria, a conclusione delle feste di partito e altre manifestazioni che hanno registrato una fittissima agenda di dibattiti cui hanno partecipato esponenti locali a nazionali. Discutere è giusto e normale, anzi doveroso. Ma qui si è in presenza di un fenomeno definibile con altre espressioni non propriamente lusinghiere: pestare l'acqua nel mortaio e parlarsi addosso. Tutti, partiti, movimenti, associazioni di vecchio o nuovo conio, partono da una base comune: costituire, a sinistra del Pd, un polo unico di riferimento che punti ad una affermazione alle prossime e ormai vicine elezioni politiche e che sia il prodromo per la ricostruzione, in più lunga prospettiva, di una nuova "grande" formazione politica della sinistra. Assunto formalmente questo obiettivo ciascuno dei soggetti in causa continua, sostanzialmente, a mantenere la sua rotta, cioè la sua linea e il suo programma e a non "comunicare" con gli altri. Intendiamoci, come detto, i dibattitti e conseguentemente le parole non mancano, anzi si sprecano. Manca però una iniziativa unificante che segni l'avvio di un processo che, subito e con modalità aperte, democratiche e inclusive conduca all'obiettivo proposto. Eppure, i tempi stringono. Non ci sarebbe cosa peggiore che ridursi a costituire una aggregazione politica a ridosso della consultazione elettorale o anche in tempi non sufficientemente distanti che non diano l'idea di processo puramente elettoralistico. In estrema sintesi, si fronteggiano due "linee". Una che fa capo a Pisapia, Bersani, suo grande sostenitore e parte di Art1 Mdp, che punta a mantenere un rapporto col Pd e a ricostituire un idealizzato centro sinistra prodiano prima maniera, al quale andrebbe bene un Partito Democratico senza Renzi e che, conseguentemente, pensa o spera, ingenuamente, di poterlo "riconquistare". L'altra, sostenuta da Sinistra Italiana, i movimenti di Montanari e Falcone e forse, obliquamente da D'Alema, che punta a costituire un polo alternativo e, in alcune versioni, anche conflittuale, con lo stesso Pd. C'è poi un'ala estrema, riconducibile a parte di Rifondazione comunista (lo stesso Segretario Acerbo?) da cui proviene una spinta, "pura" e generosa, ma isolazionista e pertanto irrazionale dal punto di vista della capacità di incidenza politica e forsanche della sopravvivenza del partito. Che succederà? Difficile dirlo. Mettere insieme tutte queste anime sarà, probabilmente impossibile. Ma, poiché i sogni, alla fine non costano nulla, si può continuare a chiedere a tutti uno sforzo di convergenza comune per costruire, se non altro, la formazione più larga e inclusiva possibile. La lista elettorale e la nuova sinistra dovranno nascere da una Costituente di massa. Essa e non tavoli ristretti, potrà vantare la sovranità per definire il programma e nominare i leader.