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Scommettiamo che

Leonardo Caponi

Felice Fedeli
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Contrappunto (cioè l'autore di questa piccola rubrica) è pronto ad accettare scommesse sull'esito del processo di riorganizzazione politica ed elettorale delle forze alla sinistra del Pd. Lo fa, per la veritá, a malincuore essendosi ormai convinto che la agognata, quanto ragionevole soluzione unitaria o, meglio ancora come logica consiglierebbe, unica, non vedrá la luce, ma che partiti, associazioni e gruppi di sinistra daranno vita ad almeno due (addirittura tre?!) soggetti politici diversi e, conseguentemente, liste elettorali in obbligata reciproca competizione. La conseguenza piú probabile (se non certa) di questo scenario é che nessuno dei suddetti soggetti (per via dello sbarramento elettorale) sará rappresentato nel Parlamento la cui elezione é prevista di qui a pochi mesi. Fosse solo questo, il colpo sarebbe forse sopportabile; il punto vero è che (tra lo sconcerto e la delusione dei molti che attendono l'"evento" e che rifluirebbero nel disimpegno) sfumerebbe forse definitavamente (almeno per una lunga fase) la possibilitá di ricostruire in Italia una Sinistra degna di questo nome, cioè una formazione che abbia una massa critica tale da incidere nella vita politica a vantaggio del Paese in generale, ma soprattutto dei lavoratori, dei loro diritti e della parte piú disagiata della popolazione. Ci sará da rosicare, perché negarlo?, di fronte al fatto che al Pd di Renzi rimarrá il monopolio della rappresentanza usurpata di una sinistra con la quale non ha piú nulla a che spartire e che, vinca o perda le elezioni, la politica liberista che lo omologa agli altri partititi o schieramenti potrá procedere senza efficace contrasto. Si assisterá forse, in questa incasinata galassia della sinistra italiana, ad un rimescolamento delle carte, nel senso che tra i due "poli" di cui è prevedibile la nascita, il primo, guidato da Pisapia, vicino o alleato col Pd e l'altro a quest'ultimo partito alternativo e conflittuale, ci sará un travaso e scambio di parte delle forze. Ma la diaspora della sinistra proseguirá con le conseguenze di cui sopra. Ora, la politica di Pisapia e della maggioranza apparente di Art 1 Mdp con cui ha recentemente fondato il movimento chiamato Insieme, appare per la veritá incomprensibile e, a tratti, stucchevole ed esasperante. Pisapia, che non è un cuor di leone e forse solo un fenomeno mediatico, é affetto da un evidente eccesso di affettivitá che lo porta ad abbracciare tutte le/i piddine/i che incontra. Ma ciò che non regge è il caposaldo che ispira la sua vicinanza al Pd. Bisogna impedire, dice, che vinca la destra. Ma, nella politica economica e sociale, che differenza c'è stata e c'è tra il governo del Pd e quello della destra? Quanto a Bersani e alla maggioranza di Mdp che sembra seguirlo, se deve continuare a svolgere il ruolo di corrente del Pd, tanto valeva rimanerci dentro. Inseguire la riproposizione di un centro sinistra idealizzato dell'epoca prodiana, sembra non fare i conti con l'esigenza di una riflessione critica, in parte avviata dallo stesso D'Alema, su quella stagione che, certamente in modo non casuale, ha avuto come epilogo la nascita del renzismo. Recuperare, ammesso che ce ne siano, i nostalgici di quel tempo e quelli di un preteso "spirito originario" del Pd, appare una operazione comunque complessa e non facile e, sia detto con tutto il rispetto, espone Mdp a presentarsi o essere un esercito di generali senza truppa. Così la riunificazione di "tutte le forze alla sinistra del Pd" appare come una operazione di sopravvivenza per ciascuna di esse.