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Disimpegno e corruzione a braccetto

Leonardo Caponi

Leonardo Caponi
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Le recenti notizie di inchieste, arresti e condanne a carico di amministratori e politici hanno riacutizzato la questione della corruzione nella vita pubblica, riacceso il dileggio degli elettori nei confronti della politica e riproposto interrogativi e considerazioni di più ordini. Primo: la politica è tutta marcia? Fino a non molti anni fa a questo interrogativo si sarebbe opposto un diniego. Per pochi corrotti, si rispondeva, ne esistono molti di più, bravi e onesti. Questo tipo di rassicurazione, oggi, non convince. Perché? Perché quello che viene proposto dai procedimenti giudiziari, seppure limitati rispetto alla massa, è il senso di "permeabilità" della politica rispetto al malaffare. Su questa base i casi di intervento della magistratura, vengono considerati dall'opinione pubblica, forse anche legittimamente, non più episodi circoscritti, ma la punta di un iceberg. Perché la corruzione colpisce prevalentemente il Pd? Beh, qui la risposta è piuttosto semplice; perché esso è, in sede nazionale e locale, il principale partito di governo. I conti cominciano a non tornare quando si pensa che questo partito si propone in buona misura come l'erede di quel Pci che per primo pose la "questione morale" e che si considerava e per tutta una fase fu considerato, "diverso" rispetto agli altri. L'esperienza, ahimè!, dimostra che gli anticorpi verso il malaffare sono andati progressivamente spegnendosi. Nell'epoca della dittatura del mercato e dell'impresa, il business è dominante. Non servono regole ed etica. L'"affare", ormai, nell'economia privata giustifica tutto; lo stesso dicasi in quella pubblica sulle cui risorse e, nel caso di privatizzazioni, sulle cui spoglie, volteggiano spesso come avvoltoi gruppi o speculatori privati della peggior risma. Anche in questo campo c'è stato un salto di qualità perché quelli che prima erano episodi singoli di ruberia o malversazione tendono sempre di più a trasformarsi in veri e propri "sistemi" di malaffare in grado di garantire, come dire?, una stabilizzazione dei vantaggi ai loro percettori. Qual è il principale anticorpo di moralità che si è perduto? Senza dubbio la partecipazione della gente alla vita politica. Quello che è caduto è un controllo sociale e di massa sulle scelte, gli indirizzi, i programmi della amministrazione pubblica. A ben vedere oggi la politica può rappresentarsi come un teatro nel quale i protagonisti si muovono in un palco sempre più alto e lontano e il pubblico di limita ad assistere, magari sconcertato o indignato o indifferente, ad una rappresentazione alla quale non ha alcun diritto di intervenire. I talk show televisivi, che hanno sostituito l'attività capillare dei grandi partiti di massa, hanno avuto ed hanno un ruolo micidiale in proposito. In questi anni si è attuata la politica dei "garanti". Nello stesso momento nel quale si concentravano i poteri su singole figure o organismi istituzionali (Presidenti, sindaci, organi esecutivi), sottraendo prerogative e poteri di indirizzo e verifica alle più ampie assemblee elettive, si è pensato di affidare i "controlli" a singole "autorità" cosidette indipendenti. Questa politica non ha funzionato. Si però, si obietta, anche i partiti della prima repubblica caddero sotto i colpi di tangentopoli. Fu la fase declinante di una esperienza di decenni svolta sotto tutt'altro segno e anche i reati contestati, per lo più riferiti al finanziamento illecito dei partiti, apparivano meno odiosi e pervasivi di quelli attuali. In ogni caso si dovrebbe riflettere sugli ultimi lustri; forse si troverebbe utile tentare di riproporre, nelle nuove condizioni, gli elementi di una democrazia di massa, come per molti anni è stata nel nostro Paese.