Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Trasporti, tagli e illusioni

Leonardo Caponi

Leonardo Caponi
  • a
  • a
  • a

Alla Regione dell'Umbria è tempo di programmi. Ogni assessore, trascorso il logico periodo di ambientamento, propone nelle sedi pubbliche le sue linee e gli obiettivi per il quinquennio a venire. E' il caso del neo assessore ai trasporti Chianella, che ha presentato, senza grandi variazioni rispetto a quello approvato l'anno scorso, il Piano del trasporti, con valenza decennale dal 2014 al 2024, alla seconda Commissione del Consiglio regionale. L'assessore però, naturalmente, non è voluto venire meno alla pratica, ormai irrefrenabile e dilagante, dell'annuncio. "Integrazione nella grande rete europea…"è l'incipit, enfatico, del titolo del documento. Enfatico perché? Perché sarebbe facile gioco ironizzare sul fatto che una amministrazione che non riesce a trovare i soldi per rimettere in sesto un tratto particolarmente vecchio e decrepito, di una linea ferroviaria vecchia e decrepita, possa ambire ad essere "integrata" in quelle europee. Ma il consigliere neoeletto, nonché segretario regionale del Pd umbro, Leonelli, si è spinto oltre. Ha dichiarato che è vicina la svolta per i problemi trasportistici dell'Umbria e che, nei prossimi due o tre anni, si presenta al proposito "un'occasione d'oro". Manco a dire che quelli che c'erano in precedenza debbono essere stati evidentemente dei cretini se, in decenni, non sono riusciti a risolvere i problemi che oggi ci si propone di risolvere in due o tre anni. Questo ottimismo di chiara marca renziana, ci porta, non a quello che c'è, bensì a quello che, nel piano, non c'è e costituisce il suo limite insuperabile. Le opere e gli obiettivi sono condivisibili. Ma, all'Umbria, i soldi per realizzarli, chi glie li da? Questo per dire che se non si assisterà ad un aumento dei trasferimenti statali ed, in generale, ad una ripresa significativa degli investimenti pubblici in Italia, l'ambizioso programma decennale è destinato a rimanere quello che una volta si sarebbe chiamato il "libro dei sogni". La logica conseguenza di questo realistico modo di ragionare sarebbe la denuncia della impossibilità ad operare senza che intervenga un mutato quadro finanziario e la pressante richiesta a che ciò avvenga. Un tempo, si chiamavano "vertenze" dell'Umbria nei confronti del governo nazionale. Se il termine, al giorno d'oggi, può apparire troppo forte, gli si può pure cambiare di nome, ma la sostanza resta. E' difficile infatti supporre che una piccola regione come l'Umbria possa di per se condizionare il "mercato" fino al punto da far costruire una nuova (o addirittura due) stazioni sull'alta velocità, a far potenziare ancora il suo aeroporto o realizzare il centro merci a Terni. L'iniziativa privata arretra di fronte ad investimenti di questa portata. C'è, negli amministratori umbri, un atteggiamento politicamente schizofrenico. Il più classico degli esempi è rappresentato dal sindaco di Umbertide. Egli, come tutto il Pd umbertidese, è un renziano super doc, quindi del governo condivide la politica liberista. Eppure si ritrova insieme ad altri suoi colleghi dell'Alto Tevere (per i quali potrebbe valere suppergiù lo stesso ragionamento) a protestare perché non gli arrivano i soldi per la Ferrovia Centrale Umbra. Ora, non si può avere come si dice, la botte piena e la moglie ubriaca. Esisteva, nella prima repubblica, un partito che diceva una cosa a Roma e il suo opposto a Perugia; si chiamava Democrazia Cristiana. Ma c'è un punto che pare inquietante nel piano trasportistico; è laddove si allude alla riorganizzazione della ferrovia e del trasporto pubblico locale. Si paventano tagli? E' probabile, ed è una prospettiva, nel complesso, sbagliata. Si parla di aziende (autobus e treni) nei quali il personale incide per l'80% dei costi. Togliere fermate e ridurre le corse sarebbe una operazione inutilmente vessatoria nei confronti di chi ne ha bisogno. Ritornando all'integrazione, in attesa di quella con l'Europa, c'è più modestamente da sperare che si attui quella con la capitale. Come? Facendo arrivare i treni che vengono dall'Umbria alla stazione Termini e non più al binario 2 est, nella campagna romana.