I tifosi del Foligno urlano in coro: “Niente azionariato popolare”

I tifosi del Foligno urlano in coro: “Niente azionariato popolare”

“Non c’è disponibilità economica e d’animo, magari si può pensare ad un aiuto”. “Comunque se dovesse fallire, per la Promozione ci pensiamo noi”. “L’unica soluzione è quella di Damaschi, dividere il debito pregresso dalla gestione presente e futura”

01.07.2013 - 10:27

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Ogni settimana sembra quella buona, ogni giorno pare quello giusto per la svolta, ma in realtà e in attesa che tutto il pubblicizzato si realizzi, la situazione in casa biancazzurra rimane, ogni giorno, sempre la stessa. Con lievi e sottili spostamenti in avanti, piccoli passi indietro, voci di conferme e chiacchiere di smentite. Il nuovo corso, quasi del tutto definito, a parole, dal direttore generale Damaschi, ancora deve prendere il via ufficialmente e il giorno della scadenza per l’iscrizione al campionato di serie D si avvicina (11 luglio).
Forse è per questo che in città e fra i tifosi, sono circolate per giorni indiscrezioni che parlavano della volontà espressa da alcuni supporter di procedere con una sorta di azionariato popolare, con tanto di cifre: 500 persone con quote individuali da 100 euro, per un totale di 50.000. Indiscrezioni che, a sentire la voce dei tifosi, non trovano affatto conferma.
“In altri tempi e contesti si sarebbe potuto anche fare - dice scuotendo la testa Leonardo Rinaldi, intercettore di tanti umori biancazzurri – ma ora, con questa crisi, non credo che sia il percorso giusto. Penso che la gente non abbia la disponibilità economica e d’animo per partecipare ad una tale iniziativa. E’ già complicato per chiunque investire nel calcio, figuriamoci per la gente qualunque. Da parte mia continuo a pensare che l’attuale problema numero uno, continui a chiamarsi Zampetti”.
“A Foligno l'azionariato popolare lascia il tempo che trova - dice senza andare troppo per il sottile Marco Santini – non si riescono a fare 100 abbonamenti, figuriamoci se la gente tira fuori i soldi per l’azionariato popolare. Se la salvezza della società passa da qui, allora è meglio lasciar perdere e ripartire da zero. Se invece vuole essere l’idea per un aiuto, allora faremo quello che si può fare. In generale non riesco più neanche a capire quello che devo pensare. Ogni giorno sentiamo dire cose che poi non si verificano e chi fa conferenze stampa per proclamare annunci, poi disattende ciò che afferma. Grazie a chi sta provando a salvare la società, ma sono cinque anni, dal dopo Bisoli in poi, che a Foligno non si parla più di calcio. Sentiamo solo parlare di problemi, di soldi e di debiti. Basta, non ne possiamo più”.
E alla fine lo spazio per una notizia. “Non si è mai parlato di azionariato popolare tra i tifosi - dice categorico Roberto Sebastiani - e non se ne parlerà affatto. L’unica strada percorribile al momento è quella indicata da Damaschi e cioè la separazione del debito pregresso dalla gestione presente e futura. Ma se le cose dovessero andare male e se il Foligno dovesse fallire e quindi sparire, stiano pur certi gli sciacalli che non lasceremo loro né il marchio né il titolo sportivo. Li prenderemo noi tifosi. Abbiamo competenze e sponsor a sufficienza per creare una nuova società, senz’altro capace di gestire un campionato di Promozione”.

A cura di Daniele Ciri

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