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Fondazione Burri, Calvesi accusa i vertici

Roberto Minelli
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La verità viene sempre a galla. Maurizio Calvesi ha vuotato il sacco, rivelando il perché della sua uscita dalla Fondazione Burri, scegliendo un mensile altotiberino, “L'altrapagina” con un'intervista a Enzo Rossi. Calvesi, dopo oltre dieci anni di presidenza, ha rinunciato alla riconferma l'ottobre scorso motivandola col suo stato di salute. Ora dichiara al mensile che c'è “caos e anarchia”, ma soprattutto che “manca una struttura rigorosa e si formano dei gruppetti autoritari, forti del nome del compianto segretario generale Nemo Sarteanesi”, tessendo le lodi solo per la figlia Chiara, curatrice della collezione. Ma la vera “bomba” Calvesi la riserva al veto che il cerchio magico avrebbe messo all'ingresso di Tomassoni, storico avvocato, amico da sempre di Burri. Calvesi presidente e Tomassoni membro, essendo l'esecutivo formato da tre persone, avrebbe voluto dire mettere in minoranza chi detiene il vero potere nella Fondazione. Il consiglio comunale tuttavia ha recentemente approvato un ordine del giorno nel quale si richiede trasparenza e non commistioni professionali con parenti e amici, ma Calvesi ha sottolineato che “la comunicazione del Comune credo che l'abbiano già messa nel cestino”. Il consigliere regionale Dottorini, nel frattempo, ha annunciato un'interrogazione in consiglio regionale. Intanto, per il centenario c'è una legge che istituisce il comitato nazionale, ma sembra che in Fondazione la cosa sostanzialmente disturbi.  Articolo completo nel Corriere dell'Umbria del 13 aprile