Gubbio, Casiraghi al top. "Il rossoblù nel cuore"

CALCIO SERIE C

Gubbio, Casiraghi al top. "Il rossoblù nel cuore"

08.05.2019 - 15:18

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E’ arrivato alla chetichella, quasi inosservato. Se ne è andato con la fascia da capitano. Il primo giorno, nel luglio del 2014. Fa capolino al Barbetti, per caso. Il Parma che vantava una collaborazione con il Gubbio dalla stagione precedente lo aveva scambiato con il Lecce. Dumbia in Salento, Casiraghi e soldi ai Ducali. Che lo girano in estate al Gubbio di Acori con Notari che si apprestava a diventare presidente. Daniele non era ancora il Principino. Lo diventerà di lì a poco, a suon di gol e prestazioni. Da mezzala, il suo primo ruolo in rossoblù: “Ma preferisco fare il trequartista, ho più libertà di movimento”, dice oggi al termine di una stagione tribolata ma che si è portata in dote la permanenza del Gubbio nella Terza serie. Traguardo minimo a inizio torneo, divenuto vitale con lo scorrere del campionato. Quattro stagioni con la maglia del Gubbio per un totale di 145 presenze, 24 reti e 23 assist. Tanta roba, soprattutto nell’ultimo periodo, quello più delicato e difficile. Con la squadra a pezzi e un cammino pieno zeppo di ostacoli è stato DC 10 a caricarsi sulle spelle il peso delle responsabilità. “Dovere di capitano”, racconta mentre sorseggia un caffè insieme a papà Tino e ripensa alle 5 reti in due mesi che hanno cambiato le sorti di una stagione che stava prendendo una brutta piega. “La punizione di Vicenza credo sia stato il gol più bello. Perfetta, a togliere le ragnatele dell’incrocio, dove il portiere proprio non poteva arrivare”. Così precisa che si è scomodato pure Galderisi... “Beh, il mister mi ha detto una cosa che non dimeticherò mai”. Prego... “Mi ha chiamato nello spogliatoio. Daniele lo sai, ti voglio confidare una cosa. Un calcio piazzato così non me lo ricordo nemmeno da Maradona o Zico”. Già, le punizioni. Una specialità di fine stagione... “Ma no, è che in passato non le tiravo. C’era altra gente deputata a farlo, ma mi è sempre piaciuto. E poi ho avuto un gran maestro”. Un vecchio capitano del Gubbio, vero? “Massimo Loviso mi ha insegnato tanto. Passavo le ore con lui a calciare in allenamento. Che giocatore. Ne tirava 10 e otto erano dentro la porta”. Poi è arrivato Galderisi. “Al mister devo tanto. Stavo attraversando un periodaccio, ero proprio giù di morale. Mi ha coccolato, pungolato, ha sempre avuto per me parole importanti. Mi ha dato la possibilità di giocare dove potevo esprimermi al meglio. Mi ha fatto sentire prezioso”. E ti ha dato la responsabilità dei calci piazzati... “Questo anche prima, ma con una differenza. Negli ultimi mesi siamo arrivati con più facilità dalle parti dell’area avversaria e sono aumentate le possibilità e le occasioni per calciare da posizioni più vantaggiose. Con la punizione a destra ci pensava Pedrelli, al centro e dalla parte opposta era compito mio. Mi dispiace solo per Pedro, ad Ancona aveva fatto cinque gol, qui non è mai riuscito a gonfiare la rete, ma ha veramente un gran piedino”. Nel repertorio di Casiraghi non ci sono, però, solo quelle che un tempo si chiamavano “foglie morte”. “Dai, a me è piaciuto tanto il gol di Monza, non solo per come è stato costruito, ma anche per quanto ha rappresentato, nel finale di una gara sofferta e in un momento per noi molto complicato”. E del colpo di tacco a Rimini cosa vogliamo dire... “Ah, quasi lo dimenticavo. Galderisi non ci credeva e a fine gara pensava che Malaccari nella porta avversaria ce lo avesse mandato un tocco maldestro di un difensore”. Tutti ricordi legati alla stagione appena conclusa. “Vero, ma se mi chiedi degli assist ti dico subito quello con la Feralpi, quando Ferretti ha spizzato di testa in rete”. Il campionato del ritorno in C con Magi in panchina. “Sì, bella stagione”. Con Casiraghi “falso nove” tra Ferretti e Candellone. “Mi trovavo benissimo, con loro un’intesa perfetta”. Se non fosse per qualche sostituzione di troppo... “Ma no dai, quelle ci stanno, fanno parte del campionato”. Poi a fine anno cosa è successo? “Ero in scadenza, mi voleva Sottil a Livorno, poi anche il Pordenone. Alla fine ho pensato una cosa: Gubbio mi ha accolto quando ad Ancona le cose precipitavano, dovevo qualcosa a questa città dove sono sempre stato benissimo”. E da dove il Principino con la maglia numero 10 si porterà dietro tanti ricordi. “La Festa dei Ceri è qualcosa di speciale. Indimenticabile una serata con le Santantoniare in taverna. Credo di essere stato l’unico ragazzo presente, altro però non rammento...”. E ora? “Formentera con gli amici e basta”. C’è tempo per pensare al biennale del Sud Tirol o all’offerta del Pordenone. Anche perché potrebbe scapparci dell’altro...

                                                                                                                                                               Luca Mercadini

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