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Ravanelli, primi 50 anni sempre cuore biancorosso "Grifo, puoi volare in A"

Lorenzo Fiorucci
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Festeggia il suo cinquantesimo compleanno, Fabrizio Ravanelli e si racconta. E' un uomo sereno, grato e soddisfatto della vita e della carriera da calciatore. Da grande tifoso ed ex stella del Perugia che per lui “è tutto, è vita” - e con cui è cresciuto e dove è tornato prima di appendere le scarpe al chiodo - rivela inoltre di essere ottimista sul futuro di un Grifo che ha tutto quello che serve per puntare ai massimi traguardi. Cinquant'anni ed una vita nel calcio. Come definirebbe la sua carriera? “Direi grandiosa. Ho vinto tantissimo raggiungendo tutti gli obiettivi prefissati. Ho giocato in alcune tra le squadre più forti del mondo, in Inghilterra, in Scozia, in Francia. Mi sono tolto tante soddisfazioni a livello personale. Sono stato in corsa per il Pallone d'Oro, ho vinto la Scarpa d'Oro inglese (34 gol in Premier in un anno). Mi è stata intitolata una stazione nella metropolitana di Londra, sono entrato tra le 50 stelle della Juve. Sono davvero felicissimo”. Qual è stato il momento più bello in assoluto? “La vittoria della Champions League del 1996 con la Juve”. Ed il più gratificante? “Quando Umberto Agnelli mi ha detto che sarei diventato il capitano della Juve. Ci teneva che la squadra si rispecchiasse nel mio modo di essere”. Si sente di stilare una sua personale Top 11 dei compagni con cui ha giocato? “Ci vorrebbe troppo tempo. Dovrei capire pure con che schema giocare. Onestamente faccio fatica ma ho giocato con grandi campioni: da Del Piero a Baggio, da Vialli a Juninho, tanto per fare dei nomi”. Quale allenatore l'ha maggiormente colpita? “Lippi e Trapattoni. Grazie a loro sono cresciuto tantissimo”. Il Perugia per lei cosa rappresenta? “La mia vita. Il mio cuore. Le mie origini. Tutto. Il Grifo me lo sono pure tatuato . E' sinonimo di un grande rapporto, sono fiero di essere perugino”. Che idea si è fatto della squadra di quest'anno? “E' forte e soprattutto ha un impianto di gioco ben delineato. Credo che possa essere l'outsider per andare in Serie A”. Nesta può rappresentare un valore aggiunto per il Grifo? “Credo che sia uno dei migliori allenatori che il Perugia abbia avuto negli ultimi anni. Lo ritengo adatto per poter centrare la A. Gli auguro di raggiungere le vette più alte. Questo inizio di campionato ha fatto capire che è un ragazzo molto intelligente. Dietro a lui c'è uno staff che lavora molto bene ed una società che sa programmare”. Ci rivela un aneddoto che lo lega a Nesta? “Non ce n'è uno in particolare. Ho avuto la fortuna di giocare con lui nella Lazio e in Nazionale. Abbiamo vinto uno Scudetto, una Coppa Italia e la Supercoppa Italiana. E' una persona umile ed un esempio. Va rispettato e soprattutto ascoltato”. Da grande attaccante quale è stato come giudica il reparto avanzato del Perugia? “Melchiorri mi sta piacendo molto, è imprescindibile, fondamentale perché fa giocare bene la squadra. Al momento fatica a segnare ma bisogna avere pazienza. Sono convinto che arriverà in doppia cifra. E' una punta ideale per poter vincere il campionato”. E di Vido e Han cosa pensa? “Vido è giovane ma ha grande qualità. Han lo conosciamo tutti, ha grandi potenzialità”. Se lei fosse un dirigente del Perugia in quali reparti interverrebbe sul prossimo mercato? “Non saprei e non sta a me dirlo. Goretti è a contatto tutti i giorni con squadra e presidente. Bisogna rispettare il grandioso lavoro fatto dalla società. Negli ultimi 5-6 anni sono sempre state costruite grandi squadre. Ripeto, quest'anno per il Grifo potrebbe rivelarsi l'anno giusto per la promozione in serie A”. Nei prossimi 50 anni ci potrà essere spazio per un ritorno di Ravanelli al Perugia? “La speranza c'è sempre. Desidero però soprattutto la salute e la serenità della famiglia e dei miei 3 fantastici figli. L'unico rammarico per i primi 50 anni è forse aver perso mio papà un po' presto”. Carlo Forciniti