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"Nonno gol" da record: in campo a 66 anni

Giamprimo Mattonelli

Tommaso Ricci
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La distanza che c'è tra il 25 maggio 1951 e il 30 aprile 2017. La strada da fare per arrivare. Che non si misura in anni, in chilometri, con le gocce di sudore versato o quelle di commozione, giunto al traguardo. Contate piuttosto le domeniche che l'avete visto in braghe corte col sorriso. "E' stata la mia 1183esima partita giocata - fa lui e ride anche se seduto sul divano invece che di corsa in campo  ("la passione è passione, fa bene anche solo raccontarla" spiega) - ed è coincisa con i miei 50 anni di calcio". Parla Giamprimo Mattonelli, 66 anni, e per quante ne ha viste lo fermi solo se gli dici che al bagno, quello no, non puoi mandarci nessuno.  Due domeniche fa,  il "nonno" del calcio cannarese ha festeggiando le nozze d'oro col pallone nel modo più originale possibile, scendendo in campo - dopo sei anni dall'ultima uscita ufficiale - nella gara di Prima categoria nelle fila della Grifo Cannara, la squadra del suo paese, nel match contro l'Ammeto poi terminato 1-1. Venti minuti finali, per stabilire un record, ma soprattutto per riannodare il discorso con uno dei suoi più grandi amori. "Il calcio mi ha dato tantissimo - spiega il cannarese doc -, farlo per mezzo secolo è una cosa che non capita a tutti, per cui ho pensato che festeggiare  sul terreno di gioco dello 'Spoletini' sarebbe stato il modo più appropriato per ricordare e ringraziare tutti coloro con i quali ho condiviso la mia lunga carriera, riservare loro questa giornata era un atto dovuto, in particolare verso coloro che non ci sono più e scusate se non ho fatto nomi, ma è per il semplice fatto che non volevo dimenticare nessuno. Uno, però, mi va di spenderlo: dedico questa splendida festa alla memoria di mio cognato Mario, recentemente scomparso". Venti minuti cosa sono al cospetto di 50 anni? Eppure gli sono bastati per guadagnarsi l'applauso finale di compagni di squadra e società. Record. NONNO (DAVVERO) "Dagli spalti mi chiamavano 'nonno' da quando avevo trent'anni - ricorda Giamprimo - ma oggi posso gridare a tutti la mia felicità di esser diventato nonno a tutti gli effetti: i miei tre nipotini Filippo, Samuel e l'ultima arrivata, Viola, nata il 23 aprile 2017, li prendo come un dono, un premio all'amore che riservo verso i giovani visto che, durante il mio viaggio nel calcio, oltre a fare il calciatore ho svolto e svolgo il ruolo d'allenatore. Mi piace trasmettere ai ragazzi i principi sani, veri e forti con cui sono stato cresciuto io io e che nel calcio moderno stanno sempre più passando in secondo piano. E lo faccio e lo farò sempre anche con i miei nipoti". A fine gara, c'è stato spazio pure per una piccola cerimonia al centro del campo. "Ho donato io alla  Grifo Cannara una targa ricordo come segno di riconoscenza per la cordialità, l'affetto e la riconoscenza dimostratami nell'accogliermi in gruppo, ma soprattutto nel comprendere le motivazioni che mi hanno spinto a celebrare l'evento. Tutti si sono prodigati per me, a partire dal presidente Massimiliano Albi, da Mauro Tomassini ad Alessio Turrioni per il disbrigo delle pratiche di tesseramento, fino ai ragazzi capitanati da mister Stefano Piccardi, che mi ha accolto con fraterna amicizia, facendomi rivivere le emozioni di un tempo. E, se c'è spazio, un plauso anche al Cannara per la splendida stagione...". L'ELISIR Giamprimo è uno che il tempo se lo è fatto amico. Ha sempre cavalcato l'onda. Mai senza la sua pendrive in tasca ("il mio archivio di foto e documenti della storia del calcio cannarese e umbro più in generale - spiega - non può ingiallire in una soffitta"), mai senza la tuta per fare una corsetta appena possibile. Fisico tirato a lucido, come la mente, sempre allenata pure quella. Ma un segreto, suvvia, c'è... "Sì, è la mia famiglia - fa lui - perché è  stata la forza trainante della mia vita da calciatore. Mia moglie Giulietta, i miei due figli Veruscka e Luca hanno saputo capirmi e assecondare con pazienza la mia passione per il calcio. A volte ho condizionato la loro vita per seguire la mia passione ma non l'ho fatto con cattiveria ed oggi provo  tanta felicità visto che Veruscka pratica con enorme passione la pallavolo e Luca il calcio". Basta così. "No - precisa Mattonelli -, devo ringraziare anche il buon Dio che mi ha dato un'integrità fisica e un'ottima predisposizione a vivere 'felicemente' il mondo del calcio". LA CARRIERA E' successo di tutto in questi 50 anni di Giamprimo. E' cambiato il mondo, non solo il calcio. "Quel gioco di allora oggi è una chimera - prosegue Mattonelli -,  i sani valori espressi da quel tipo di calcio a cui sono legato si stanno sempre più affievolendo con la conseguente perdita del rispetto e della retta competizione, ma finché il Signore mi darà la forza fisica e l'intelletto cercherò di trasmetterli con devozione, modestia ed umiltà  alle giovani generazioni. Ecco, la mia grande soddisfazione è che, nonostante siano trascorsi diversi decenni, tanta gente ancora mi ricorda, mi vuole bene ed è fiera di mandare al campo i propri figli ad apprendere le mie lezioni di calcio e di vita". I momenti brutti e quelli belli lo hanno reso un uomo migliore. "Ho provato sulla mia pelle cocenti delusioni - riavvolge il nastro il recordman rossoblù - come il mancato provino con il Milan nel 1967. Poi, nel 1969, invece di esser ceduto alla Fiorentina prima e poi al Perugia di Mazzetti, si fece cassa vendendomi all'Angelana in serie D. Eventi negativi a cui seppi rispondere alla grande pensando a giocare e fregandomene altamente di quello che era accaduto. Ho vinto anche stupendi campionati e collezionato lusinghieri primati e, in tre casi, vissuto l'amarezza della retrocessione". Dalla Terza categoria al alla serie D semiprofessionistica del 1974/75, passando per la Uisp: Giamprimo Mattonelli le ha viste davvero tutte. "Iniziai a giocare nella leggendaria Polisportiva Grifo Cannara nel 1967 dove il calcio era interpretato da soli 11 giocatori e per i giovani era dura emergere. Ebbi il grande onore di vestire la casacca rossoblù della mia Cannara per ben 17 anni disputando 414 gare, gran parte di queste da capitano. Nel 1968/69 vincemmo da imbattuti il nostro girone di Seconda categoria ed approdammo alla finali regionali In cui conquistammo la promozione in Prima categoria, massimo campionato umbro a quel tempo. Da quel momento il calcio cannarese visse sei anni di grande prestigio che culminarono con la vittoria del campionato  di Prima nel 1973/74 e con l'approdo in D dove ci mettemmo a confronto con realtà calcistiche dal nome altisonante come Pistoiese, Siena, Carrarese, Prato, Rondinella. Lottammo strenuamente ma la Grifo Cannara retrocesse. Nonostante questo, la squadra seppe farsi valere e lasciare un ottimo ricordo che ancora oggi non ha perso il suo fascino". Giamprimo rimase in Promozione fino al 1986, anno in cui la Grifo Cannara scomparve per problemi economici e nacque l'attuale As Cannara, con cui giocò fino al 1990/91 in Prima categoria. Angelana in D nel 1969/70, Subasio in Seconda; Assisi, Nocera e Gualdo in Promozione, quindi ancora Assisi nel 1981/81 con cui vinse il campiomato e salì in D (stagione 1982/82) con il record di undici vittorie consecutive che regge ancora oggi. Nel 1984/85 di nuovo Subasio in prima, successivamente Tordandrea in Seconda nel 1988/89, tra il 1991 e il 1994 Seconda e Terza categoria con il profiamma. Nel 1994 si trasferì allo Sporting Bastia prima dell'approdo, a novembre, alla Torgianese, sempre in Terza. Uisp per due anni, quindi nel 1997 ripartì da Castelnuovo. "Dal 1998 al 2003 ho giocato - seguita Mattonelli - nell'Avis Cannara con cui ho disputato 104 partite nel campionato di Seconda e Terza, tranne una breve parentesi nel 2002/03 con l'Ospedallicchio, 2 presenze. Dal novembre del 2003 al 2006 ho giocato poi tre stagioni nella Uisp con la squadra folignate del Ristorante Mexican Cigas". Torna al calcio Figc due stagioni più tardi. "Nel 2008 ho fatto il mio esordio a 57 anni nei play out con la Grifo Cannara, mentre nel 2010/2011 ho collezionato una presenza in Eccellenza con la maglia dle Nocera addosso". E, così, c'è già da stropicciarsi gli occhi. RINGRAZIAMENTI A 66 primavere l'ultima, speciale, presenza di due domeniche fa. "Ho convissuto con i rinnovamenti del calcio - traccia una linea Giamprimo - partendo da quello statico, in cui si giocava rispettando rigorosamente il ruolo, passando a quello di stampo olandese e belga che prediligeva invece il movimento a tutto campo, infine per giungere a quello attuale in cui si gioca un calcio corto, veloce e basato su ritmi alti in cui il calciatore deve dimostrare ottime qualità atletiche a discapito di quelle  tecniche". Il calcio di una volta che non c'è più. Giamprimo, invece, è ancora lì al suo posto, in mezzo al campo. "Grazie alle società che mi hanno sempre accolto con benevolenza - chiosa - e per cui ho dato tutto, con umiltà e massima collaborazione. Grazie a tutti i compagni di squadra che ho avuto, ai tifosi con cui il rapporto è stato sempre di una corettezza esemplare anche se mi apostrofavano 'nonno', diciamo che mi hanno dato gli stimoli giusti per dare il meglio. E poi un ringraziamento agli allenatori che mi hanno trasmesso valori, che mi hanno guidato e che mi hanno cresciuto". E che, ancora, dovranno far migliorare Giamprimo, anche dopo la pensione. Perchè non crediate che sia finita qui. "Perchè dovrei smettere?". Magari ce lo spiega nell'autobiografia che sta ultimando. Tommaso Ricci