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Suicidi dal Ponte delle Torri, studentessa scrive al vescovo

Monsignor Renato Boccardo

Catia Turrioni
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“Guardando a Gesù sofferente noi riconosciamo nel suo il volto sfigurato dei nostri ragazzi che si buttano dal Ponte delle Torri in una muta richiesta di aiuto, sopraffatti dalla solitudine e dalla disperazione”. E' un passaggio dell'omelia dell'arcivescovo Renato Boccardo per la domenica delle Palme, in una cattedrale gremita di fedeli. Il presule ha anche condiviso una lettera di una ragazza di un istituto superiore di Spoleto che chiede: “Perché non ci insegnano a guardare negli occhi qualcuno e a capire veramente come si sente? Perché non ci insegnano a conoscerci invece di nasconderci dietro questa facciata di moralismo, dove tutti sanno tutto ma forse non si conoscono... La vita non è rose e fiori, ma nessuno ci ha mai insegnato che esistono delle difficoltà e c'è una grande differenza fra “superiamole insieme” e “non preoccuparti, ci penso io”. E monsignor Boccardo, citando la canzone di Fiorella Mannoia “Che sia benedetta”, lancia un appello per realizzare un'autentica “alleanza educativa”.