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In campo dopo aver sconfitto il cancro

Il bastiolo Ziarelli

Federico Pastorelli
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A volte il calcio non è solo un risultato. A volte vincere non è l'unica cosa che conta. A volte l'importante è semplicemente esserci. Lui, il suo campionato, lo ha già vinto da un pezzo. Forse quest'anno ne arriverà anche uno all'interno del rettangolo verde, in Eccellenza, col suo Bastia, magari a suon di successi roboanti come quello di domenica scorsa, ma il suo avversario più difficile da marcare, Leonardo Ziarelli, difensore classe 1998, l'ha sconfitto già diversi anni fa. Non indossava maglietta e pantaloncini, aveva un nome particolare e non sono bastati 90 minuti o giù di lì per sconfiggerlo. Ci sono voluti 130 giorni. Ma nella vita, e non nel calcio, lì sì che quello che conta è vincere. E Leonardo ha stravinto. "Nell'agosto del 2006, all'età di 8 anni, mi fu diagnosticato il linfoma di ‘Burkitt' - racconta la sua storia Ziarelli - ho passato 130 giorni all'ospedale Silvestrini di Perugia, subendo un fortissimo stress fisico ed emotivo. Ma grazie all'amore che mi hanno donato i familiari, gli amici e i medici, sono riuscito a superare e sopportare i momenti difficili in maniera più serena. All'epoca giocavo alla Collepieve e perciò non finirò mai di ringraziare il presidente Stefano Violini e il mio primo allenatore Stefano Passerini, che durante la chemioterapia mi sono stati vicino e mi hanno dato la possibilità di tornare a giocare una partita, quando ancora avevo il catetere al petto". Ma come può un bambino di 8 anni avere la meglio su un avversario così ostico?"L'immensa voglia e volontà di vivere e di continuare a divertirsi e gioire, tipica di un ragazzino di 8 anni, mi ha aiutato moltissimo a combattere e vincere questo tumore - specifica Leonardo - mi reputo fortunato, perché molti bambini non riescono a sopravvivere ai tumori, perciò devo ringraziare la ricerca medica e in particolare il professore Massimo Martelli, il dottor Stelvio Ballanti e la caposala Ivana Pannacci, che per favorire il trascorrere del tempo in maniera veloce e divertente, mi ha fatto calare una bicicletta da una gru del cantiere direttamente a reparto, entrando dalla mia finestra". Ma Leonardo dalla sua esperienza ha tratto anche un insegnamento importante, che si tramuta in un messaggio positivo con destinatari tutti coloro che stanno combattendo e dovranno lottare ancora. "La mentalità positiva di voler uscire e mai più rientrare in ospedale mi ha sicuramente aiutato - dice il giovane del Bastia - la mia partita più importante l'ho già vinta, è stata un'esperienza che mi ha reso più forte e ogni volta che ci ripenso mi carico. La malattia mi ha dato la consapevolezza della finitezza della vita che dovrebbe spingere ogni persona a vivere al massimo della felicità ogni giornata". Vivi ogni giorno come fosse l'ultimo è il concetto, tutto il resto è contorno. Leonardo vince la sua battaglia con la vita e ricomincia a giocare a calcio. "Lo sport più bello del mondo - sorride Ziarelli - dopo Collepieve sono andato al Torgiano e alla Pontevecchio. A 13 anni mi ha voluto il Foligno e l'anno dopo il Perugia. A 15 anni sono andato al Bastia. L'8 marzo 2015 ho fatto una presenza in serie D, l'anno scorso 6 presenze in Eccellenza e quest'anno sono a 16 presenze più una partita in Coppa Italia". Un metro e 88 per 85 chili, difensore centrale, ormai adattato da un paio di stagioni terzino, indistintamente a destra o a sinistra, Leonardo cerca di migliorare ogni allenamento grazie agli insegnamenti di mister Grilli e del preparatore Ferraro. "In particolare sulla tecnica e sulla rapidità nel corto". Tifa Juventus, ma il suo calciatore di riferimento è il capitano del Sassuolo Acerbi, perché "come me ha combattuto e vinto la sua battaglia contro il cancro - specifica Ziarelli - e poi è un gran bel difensore". Studente nella vita privata, al quinto anno di Scienze Umane al Pieralli di Perugia, Leo sogna un lavoro che gli piaccia e lo gratifichi economicamente. Quanto al calcio l'obiettivo è... "Giocare e divertirmi più a lungo possibile". Dopo i tecnici, gli amici e i dottori, la chiusura è dedicata ai primi tifosi che lo hanno aiutato a superare tutti gli ostacoli che la vita gli ha messo davanti. "Ringrazio la mia famiglia, dalla quale ho imparato il valore del lavoro, del sacrificio, del rispetto e dell'amore per la vita. In particolare mio papà Carlo e mio fratello Giovanni, con il quale ho passato un'intera infanzia a giocare a pallone... o a Fifa. Inoltre voglio ringraziare anche i miei nonni, Anelio ed Ivana, per tutte le volte che mi hanno portato agli allenamenti".