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'Ndrangheta in Umbria, Arcudi in consiglio comunale: "Posso camminare a testa alta"

Catia Turrioni
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Ha parlato di “illazioni vergognose” e respinto qualsiasi contatto con esponenti della criminalità organizzata. Nilo Arcudi, presidente del consiglio comunale di Perugia tirato in ballo da due ‘ndranghetisti (“lo abbiamo messo noi in Comune” nell'inchiesta sulle infiltrazioni mafiose in Umbria. Nella seduta di lunedì pomeriggio, Arcudi è intervenuto in aula con la voce spezzata dall'emozione. Per approfondire leggi anche: Nilo Arcudi, ecco chi è “Posso camminare a testa alta – ha evidenziato – e guardare negli occhi i miei figli. Dal 2003 al 2019 ho partecipato a centinaia di manifestazioni elettorali incontrando in quelle occasioni pubbliche migliaia e migliaia di persone, di ogni ceto sociale e provenienza geografica, persone alle quali ovviamente non potevo richiedere, né delle quali potevo conoscere, precedenti penali o frequentazioni – ha continuato Arcudi  - Nel tempo ho ricevuto migliaia di voti, ma senza che mai e ripeto mai fossero oggetto di scambio o occasione di penetrazione di forme oscure di potere nei canali istituzionali”. Ad aprire i lavori era stato il sindaco, Andrea Romizi, che aveva ripercorso le tappe principali dell'inchiesta e posto l'accento sull'integrità delle istituzioni che non può essere intaccata in nessun modo. A chiedere le dimissioni di Arcudi, è stata invece la capogruppo del Partito democratico in Comune, Sara Bistocchi. “Siamo certi che Nilo Arcudi si avvarrà di tutti gli strumenti a sua disposizione per provare l'estraneità che ha già dichiarato – ha evidenziato Bistocchi – ma siamo certi che metterà maggiormente se stesso nelle condizioni di farlo se farà un passo indietro nel rispetto della carica che ricopre”. Francesca Tizi, 5 stelle, ha parlato di atto di responsabilità politica. Tutti, maggioranza e opposizione, si sono detti favorevoli all'istituzione di una commissione di inchiesta sulle mafie.