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I clienti truffati dalla commercialista infedele non vedranno un euro

Catia Turrioni
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Tutto prescritto. La truffa ai danni dei clienti messa in atto da una commercialista di Assisi non verrà valutata nel merito perché ormai è passato troppo tempo. Lo è secondo il giudice che ha emesso la sentenza di prescrizione come sollecitato dal legale dell'imputata al contrario di quanto invece sostenuto dai difensori di parte civile che invece ritenevano il reato ancora perseguibile. Insomma, la donna - assistita dall'avvocato Carla Archilei - era accusata di essersi “appropriata delle documentazione contabile appartenente ai clienti non ché della somma complessiva di 153 mila euro che i clienti, in contanti o mediante assegni, le avevano consegnato per provvedere al pagamento delle somme dovute all'Erario o agli enti provvidenziali”. I clienti - parte civile con gli avvocati Pasquale Perticaro e Federico Calzolari - quindi non vedranno nessun risarcimento. In una delle precedenti udienze, una delle sue ex clienti aveva testimoniato, praticamente in lacrime, di aver ricevuto una cartella esattoriale da 40mila euro per tasse che risultavano non pagate e che lei era certa di aver regolarizzato perché quei soldi li aveva consegnati alla sua commercialista. La stessa che, alla vista della cartella l'aveva rassicurata dicendo che si trattava di una “cartella pazza” e avrebbe risolto tutto lei. La questione, della professionista della zona di Assisi, è emersa ben nove anni fa: quando i clienti avevano iniziato a ricevere cartelle da capogiro per conti con lo Stato che reputavano pagati e chiusi, hanno capito di essere stati fregati dalla commercialista che seguiva le loro questioni. E quei soldi con cui pensavano di essere in regola per pagamenti di Iva, Irpef e quant'altro, in realtà non erano mai arrivati nelle casse dello Stato. Contro la donna sono state sporte una trentina di denunce che hanno dato vita a tre processi. Adesso è arrivata la prima sentenza. Gli atti, e i racconti parlano di conti da 40 mila, 30mila, 20mila e 15 mila euro. Molti di loro hanno pagato queste somme due volte: alla commercialista e allo Stato quando hanno ricevuto le cartelle esattoriali. Parecchi hanno chiesto la rateizzazione non avendo tutta quella disponibilità economica.