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Elezioni, tutti contro tutti: Figc commissariata

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Nicola Uras
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Settanta giorni esatti per tornare al punto di partenza in una sorta di gigantesco e grottesco gioco dell'oca. Lo scorso 20 novembre, in una conferenza stampa passata alla storia, Carlo Tavecchio annunciava le sue dimissioni. Ieri le componenti hanno dimostrato che il problema non era lui, o almeno non solo lui. Trovatesi davanti ad un'assunzione di responsabilità le varie anime del calcio italiano hanno miseramente fallito ed ora non c'è altra soluzione che il commissariamento della Figc. Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, avrebbe voluto farlo subito ma lo statuto non lo permetteva e il tempo è stato galantuomo. Il mondo del pallone italiano non è in grado di darsi una governance. Cosimo Sibilia, Gabriele Gravina e Damiano Tommasi. Nessuno di loro siederà sulla poltrona di presidente in via Allegri. Al loro posto ci sarà una figura designata dal Coni e qui le voci si sprecano. Dall'uomo delle istituzioni Michele Uva ad Alessandro Costacurta. Di questo però si inizierà a parlare da giovedì quando Malagò ha convocato una Giunta straordinaria del Coni per affrontare di petto la questione. La giornata a Fiumicino è stata lo specchio del momento. Una sorta di replay di quanto da mesi accade in Lega A. In un'unica parola il caos. I tre candidati hanno tenuto le loro posizioni e, pur di non mollare, hanno preferito far morire Sansone con tutti i Filistei. Dopo le prime due votazioni, di assaggio, con Sibilia in testa di poco davanti a Gravina e (più staccato) Tommasi, dal terzo turno le carte si sono scoperte e la temperatura si è alzata a livelli equatoriali. Il presidente dei calciatori è rimasto fuori dal ballottaggio finale. Tommasi però è stato di parola. Aveva detto fin dal mattino che non sarebbe stato “l'ago della bilancia” e così è stato. Niente inciuci, al ballottaggio si vota scheda bianca. Il vero litigio è quello che è andato in scena fra i due ultimi contendenti, Sibilia e Gravina. Il primo, pur di arrivare ad una quadratura del cerchio, si è spinto addirittura a concedere la presidenza in un incontro privato al secondo che però ha rifiutato. Proprio qui si sono vissuti gli attimi più concitati della giornata. Sibilia ha preso la parola prima dell'ultima votazione ed ha picchiato duro spiegando di aver ricevuto la risposta negativa “tramite una telefonata e sottolineo una telefonata” dando l'ordine ai suoi di votare scheda bianca. Gravina ha risposto parlando di “accordo volgare” e non ricevibile. A mettere la pietra tombale Tommasi che non si schierava dando il via libera al commissariamento spiegando che “forse a questo punto è giusto così”. Tutti si dicono duri e puri ma nessuno è felice. Da giovedì la riforma del calcio passerà dalle mani del commissario scelto dal Coni.