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Grifo, il caso Han fa il giro del mondo: lui ritrova il sorriso

Roberto Minelli
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Comunica con i gol, Han Kwang Son. Con quel calcio frizzante e generoso, in grado di trasmettere simpatia. È un fanciullo di fronte al gigantesco vortice mediatico che arricchisce i calciatori ma che, al tempo stesso, diventa ancor più travolgente sesi è il primo calciatore della storia della Nord Corea a segnare in serie A (la passata stagione con il Cagliari) e si segnano gol a raffica con la prima della classe in B (5 in 6 partite). È stato avvolto dal mistero il dribbling secco con cui l'attaccante del Perugia, nella serata di domenica 24 settembre, si è smarcato dall'ospitata in Rai, a “La Domenica Sportiva”, insieme al presidente Santopadre. Alla fine in studio c'era solo il patron biancorosso che si è scusato: “Non se l'è sentita all'ultimo momento, è un ragazzo sensibile che capisce poco la lingua italiana”.    La telefonata - Palpabile l'imbarazzo durante la trasmissione, il club di Pian di Massiano non ha certo segnato un gol in fatto di immagine ma al centro della vicenda resta pur sempre un ragazzo appena 19enne proveniente da una cultura che per il mondo occidentale è sostanzialmente di un altro pianeta. “Non c'entra nulla”, ha detto Santopadre in riferimento alla Nord Corea. Han comunque, a poche ore del programma sportivo, ha ricevuto una telefonata, probabilmente dal padre, con il consiglio di evitare l'intervista. Da quel momento le difficoltà nel gestire una situazione anomala si sono moltiplicate come la tensione, fino alle lacrime, che ha portato alla retromarcia del giovane nordcoreano. È vero che il regime del paese asiatico è molto attento all'esposizione mediatica dei propri connazionali all'estero, è però altrettanto vero che fino a questo momento Han si è catapultato nella sua nuova vita di ragazzo come tanti, bravissimo con il pallone. In Italia è seguito dall'agente Sandro Stemperini e il talent scout Alessandro Dominici. Le sue prime parole da grifone le ha rilasciate durante la presentazione ufficiale ad agosto, in un italiano molto stentato. Ma quel “a Perugia mi sento tornato a casa” con un sorriso imbarazzato e sincero ha subito conquistato tutti. Solo con l'arrivo in Italia ha scoperto l'universo di internet, ha un profilo social e una pagina del fan club. A piedi raggiunge il campo di allenamento. È poco più che adolescente ma quel cocktail creato da carta d'identità e capacità di trascinare le folle sul rettangolo verde lo ha già trasformato in un fenomeno planetario. La serenità Che tutto questo possa andare a incidere sulle prestazioni di Han? L'interrogativo è naturale ed è chiaro che il ragazzo è atteso da un percorso tutto nuovo a cui sta lavorando il dittì Goretti che martedì 26 settembre ha avuto un colloquio con il talento nordcoreano. Perché Han gioca a calcio da quando era bambino, il resto è una scoperta continua. Come la lingua, che in realtà mastica già abbastanza se si trova lontano dalle pressioni di un microfono. Chi lo vive da vicino lo descrive intelligente e di una grande bontà. Alla ripresa degli allenamenti è apparso sereno, è entrato in campo scambiando battute e ridendo insieme a Colombatto. Ha ritrovato il pallone, il sorriso e la voglia di tornare a fare gol. Ripartendo dalla trasferta di sabato a Brescia.   Domenico Cantarini