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Dal Texas al calcio umbro, prima volta per un cowboy

Roberto Minelli
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Roscoe Chapman, trentottenne texano con seconda casa a Ficulle, è già nella storia. Senza saperlo e senza volerlo, è il primo statunitense ad entrare in un club calcistico umbro, la Pro Ficulle, militante in Prima Categoria. Ci entra con entrambi i piedi, avendo accettato l'incarico di vicepresidente della società giallorossa, guidata dal riconfermato Andrea Basili e diretta dall'instancabile Luca Fattorini. Ma ci entra soprattutto col cuore, essendo Roscoe uno dei più vocali sostenitori della squadra, tra gli elementi trainanti del gruppo ultras "Orda Balorda" che ogni domenica sostiene con coreografie da calcio professionistico l'undici giallorosso. Chi è Roscoe Chapman? Il nuovo James Joseph Pallotta, l'imprenditore a capo della Roma? O l'avvocato Joe Tacopina, l'avvocato che vuol riportare la seria A in laguna veneta? O il tuttofare Paul Baccaglini, meteora nel Palermo? Probabilmente nessuno di loro, visto che il fil rouge che accomuna questi nuovi colonizzatori del calcio italiano è una neanche tanto sottile striscia di cemento che porta dritta dritta all'edificazione di un nuovo grande stadio. Non c'è business nell'ingresso di Chapman nella Pro Ficulle, ma solo un grande amore. Chapman è l'antieroe che evoca sogni cinematografici. Chapman è un semplice cowboy. Ma a guardarla bene, neppure questa è la verità. Chapman è molto più di un cowboy. Lavora sì con le vacche e i tori Angus, ma ci lavora con la famiglia in un vasto ranch di sua proprietà che lo rende più imprenditore che mandriano. E lo fa con la famiglia da sette generazioni, cioè da quando nel 1842 Franklin Hedges, figlio di emigrati inglesi, si spostò dal Tennessee al Texas, nelle vicinanze dell'attuale North Richland Hills, ed acquistò da una famiglia di origini spagnole 640 acri di terra per 200 dollari, acquisto poi ratificato dalla Repubblica del Texas nel 1844. Da allora la famiglia gestisce un grande ranch nel Texas. Ma Roscoe come arriva in Italia? "Mia madre è italiana e mio padre texano - ci racconta il vicepresidente della Pro Ficulle -. Mamma lavorava come guida turistica a Roma ed ha conosciuto mio padre. Quando lei ha smesso di lavorare, si è trasferita a Ficulle e io qui vengo da una quindicina d'anni, ne ho fatto la mia base italiana. Oggi lavoro tra America e Italia. In Italia cerco vini e cibi rari per ristoranti e negozianti in America. In Texas vivo all'incirca per sei mesi l'anno e lavoro come cowboy nel ranch di famiglia". Un cowboy a Ficulle. "Quando qui in paese rifondarono la Pro Ficulle - ci dice - fui tra i primi a comprare la tessera sociale perché approvai da subito i progetti di Andrea Basili. Ficulle mi ha accolto alla grande e io mi sono sentito in dovere di restituire qualcosa alla comunità e alla società di calcio". Roscoe non è uno da tirarsi indietro e, se glielo avessero proposto, probabilmente avrebbe accettato pure l'incarico di presidente. Michele Marzoli