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Totti saluta la Roma e piange: "Starei con voi altri 25 anni"

La commozione di Totti (LaPresse)

Nicola Uras
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Lacrime a fiumi. Sugli spalti, in campo, anche dai muri di una città che lo amato ed eletto a suo simbolo. Per 25 anni Francesco Totti è stato semplicemente Roma. Due parole che, nel corso, del tempo sono diventate quasi un sinonimo. Il ragazzo di Porta Metronia che indossa la maglia della squadra che fa il tifo e non la lascia mai per tutta la sua carriera dicendo anche no al Real Madrid. Una fiaba. Una leggenda da tramandare di padre in figlio. Una storia infinita che viene spezzata solòo dall'unico ed inesorabile regista della vita di tutti: il tempo. «È venuto a bussare alla mia porta e mia ha detto di crescere. Maledetto tempo», ha dovuto riconoscere singhiozzando nella commuovente lettera di addio ai tifosi declamata quasi fosse una preghiera al termine della gara. Più che un saluto quello di Francesco è un grido di aiuto perché la Roma, tranne nell'ultimo travagliato anno, è sempre stata 'Totti più altri dieci giocatorì ma da domani non sarà più così. Difficile a credersi per i tifosi figuriamoci per lui che confessa in questi giorni di avere «pianto tanto». «Concedetemi un po' di paura. Ora sono io ad avere bisogno di voi», ha detto ai 60mila dell'Olimpico che lo acclamavano come una divinità. Una sorta di 'do ut des' tramite il quale il numero dieci giallorosso spera di trovare la forza di «voltare pagina». Non sarà facile, a sostenerlo ci sarà tutta la sua famiglia, a partire dai figli Christian, Chanel ed Isabel. Poi la moglie Ilary che oggi lo ha sostenuto come una stampella per tutto il giro d'onore nel quale Totti ha sostato a lungo sotto tutte le zone dell'Olimpico trattenendo, e non sempre, le lacrime. Troppe le emozioni. Chissà che film sarà passato nella testa del fuoriclasse giallorosso. Dall'esordio fino ai tanti, tantissimi gol. Quello al Ferraris contro la Sampdoria e l'indimenticabile 'scavetto' a San Siro con l'Inter i due migliori di sempre. La doppietta nel recupero per ribaltare il Torino la stagione scorsa l'ultima perla. Ogni passo che il capitano muove verso l'uscita di scena sono fotogrammi che si muovono come in un film che vorrebbe non finire mai ma, invece, ha trovato i titoli di coda. «Nascere romani e romanisti è un privilegio - ha proseguito - fare il capitano di questa squadra è stato un onore». Difficile dargli torto. Nessuna dichiarazione sul futuro, non era certo questo il giorno. C'è tempo solo per l'affetto. «Smetterò di emozionarvi con i piedi ma il mio amore sarà sempre con voi», ha dichiarato ancora Totti. La conclusione è la più scontata ma anche la più sentita un «Vi amo!!» urlato al cielo mentre suonano le note di 'Roma Capoccia'. Prima il simbolo giallorosso si era fermato a salutare uno per uno tutti i suoi compagni. Per ultimi, volontariamente, Florenzi e De Rossi. A loro passa il testimone di tenere la romanità dentro la Roma ma da domani nulla sarà più come prima.